17/03/2012 di Redazione

Big data uguale big loss: la colpa non è dei virus

Secondo una ricerca di Kroll Ontrack, in 20 anni di storia del Pc i fenomeni di perdita di dati sono cresciuti costantemente, parallelamente all’aumentare dei contenuti archiviati e scambiati. Guasti hardware ed errori umani in cima alle cause, i malware

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Nei tempi della tecnologia, gli anni Ottanta possono sembrare un’era lontana, ma una statistica pubblicata da Kroll Ontrack ci ricorda come alcune dinamiche di fondo fossero le stesse che l’utente digitale affronta oggi: la perdita di dati già affliggeva il mondo Pc, anche se in misura molto minore. La comparazione di passato e presente fa emergere una realtà: il numero dei casi di perdita di dati durante gli ultimi 25 anni è cresciuto in parallelo al numero totale dei personal computer presenti nel mondo.

Qualche numero aiuta subito a comprendere questa evoluzione. Durante la cosiddetta “era del Pc”, negli anni Ottanta, la diffusione globale del personale computer contava circa 7mila unità per milione di abitanti. Durante il decennio gli utenti danneggiati da episodi di perdita di dati sono stati circa 33mila, un numero balzato in avanti fino a quota 225mila negli anni Novanta, quando si registravano 40mila possessori di Pc per ogni milione di abitanti.

Niente in confronto alle cifre del presente: nel 2011, mentre si contavano 200mila Pc per milione di abitante, i casi di perdita dati sono stati 1,4 milioni. Non è difficile capire, dunque, come l’esplosione del volume di informazioni e file porti con sé anche un incremento del rischio di perderle. Secondo un recente studio di IDC Digital Universe, la quantità di dati raddoppia ogni anno e nel 2012 supererà gli 1,8 Zettabytes, cioè l’equivalente di 200 miliardi di film in HD della durata di due ore, ovvero 47 milioni di anni di visione.

L’altra faccia della statistica riguarda i tentativi di recupero effettuati da Kroll Ontrack: dal 1987, anno dell’apertura del primo laboratorio destinato a questa attività, l’azienda ha ripristinato oltre 103 Petabyte di dati (l’equivalente di 25 milioni di flash drive Usb da 4 GB completamente riempite).


Nel fatidico 1987 le operazioni hanno riguardato appena 1,2 GB di dati, un cinquecentesimo della capacità media disponibile in un hard disk attuale, mentre nel 2011 la quantità di Gygabite recuperati si è avvicinata ai 35 milioni.

“Negli ultimi 25 anni – ha commentato Paolo Salin, country director di Kroll Ontrack in Italia – i casi peggiori da noi affrontati hanno riguardato i disastri naturali, che comprendono dischi bruciati, bagnati dall’acqua e danneggiati fisicamente”. Per quanto più eclatanti, gli episodi di disastro naturale rappresentano però solo un 3% del totale, mentre le cause della perdita dati vanno cercate molto più spesso altrove.

Le statistiche del venticinquennio ripercorso da Kroll Ontrack indicano nel 29% delle occasioni un guasto hardware e nel 27% il classico errore umano, mentre rappresentano poco più di una nicchia i problemi di software (7%) e virus informatici (7%).

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