Con un sensibile ritardo, l’Italia è entrata ufficialmente nella European Blockchain Partnership (Ebp). Il gruppo di lavoro comunitario, lanciato pochi mesi fa, aveva visto l’adesione di 25 Paesi membri, ad eccezione del nostro. Ieri il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ha siglato l’ingresso della Penisola nel progetto. Inizialmente la Ebp si occuperà di scambiare informazioni ed esperienza pilota nell’ambito dei registri distribuiti. Ma l’obiettivo è arrivare a lanciare applicazioni solide che sappiano operare a livello internazionale. I piani del governo includono una “call for experts” per selezionare un gruppo di professionisti in grado di elaborare una strategia nazionale sulla blockchain. All’orizzonte anche un fondo unico gestito dal Ministero dello Sviluppo economico per promuovere progetti riguardanti i libri mastri distribuiti, l’Internet delle cose e l’intelligenza artificiale.

Secondo indiscrezioni, il fondo potrebbe essere sostenuto anche da una parte degli incassi straordinari derivanti dall’asta per le frequenze 5G. La gara si è tenuta a inizio mese e ha generato ricavi per circa 2,5 miliardi di euro. “Lo scopo principale della collaborazione tra gli Stati membri”, ha spiegato Di Maio, “sarà lo scambio di esperienze e competenze in campo tecnico e normativo, soprattutto al fine di promuovere la fiducia degli utenti e la protezione dei dati personali, aiutare a creare nuove opportunità di business e stabilire nuove aree di leadership dell'Ue a beneficio di cittadini, servizi pubblici e aziende”.

Finora, all’interno del programma Horizon 2020, la Commissione Europea ha investito ottanta milioni di euro nella tecnologia, con la previsione di spenderne altri trecento nei prossimi due anni.