Un tempo si chiamava SoftLayer, poi circa un anno fa fu battezzata Bluemix, ora diventa semplicemente Ibm Cloud. Big Blue ha modificato ancora una volta l'appellativo della propria offerta Platform-as-a-service, inclusiva di oltre 170 servizi di tipo bare metal, DevOps, analytics, sicurezza, Api, computing cognitivo (Watson). Il PaaS confluisce ora sotto il cappello della più ampia offerta Ibm Cloud, “senza alcun cambiamento, tranne un nome più semplice”, ha spiegato l'azienda. In sostanza, quella realizzata è la convergenza dell'offerta di Bluemix (il cui nome viene dimesso) all'interno di quella più ampia di Ibm Cloud, che include anche l'infrastruttura, i servizi di storage e di rete, i servizi di gestione dei dati, gli analytics, il computing cognitivo, soluzioni per il mobile e l'IoT, strumenti rivolti agli sviluppatori, un marketplace di applicazioni e anche una piattaforma per il blockchain.

Una mossa di marketing, dunque, associata anche al debutto di un nuovo logo e di un nuovo sito Web dedicato. Per qualche cambiamento di sostanza si dovrà attendere invece l'anno prossimo, almeno secondo le quanto sostenuto da The Register: senza rivelare la fonte delle proprie deduzioni, il sito ha scritto che “la vera rinascita del cloud di Ibm è ancora lontana di mesi”. Qualcosa è sicuramente in cantiere, ma c'è stato qualche ritardo nell'esecuzione del progetto.

Il nuovo logo di Ibm Cloud

 

Come sottolineato da Gartner”, scrive la testata britannica, “l'attuale offerta cloud di Ibm è focalizzata sulle piccole e medie imprese, e non può eguagliare la concorrenza su funzionalità Infrastructure-as-a-Service piuttosto basiche. L'azienda aveva sperato di risolvere la questione già quest'anno ma il progetto, battezzato con il nome in codice Genesis, è slittatto e non verrà messo in pratica, si pensa, prima della metà del 2018”.

Sulle ragioni di tale ritardo si può solo speculare, partendo da alcune osservazioni di Gartner che sottolineano come storicamente Ibm abbia incontrato “rjpetute difficoltà dal punto di vista ingegneristico”. La “rinascita” della nuvola di Ibm significherà dunque – così si intuisce – innanzittutto l'ampliamento dell'offerta infrastrutturale.