Massimo Messina è co-responsabile dei Sistemi Informativi del Gruppo BNL-Paribas. E' stato coinvolto da Assinform nella giornata di presentazione dei dati del Rapporto ICT 2010 a commentare soprattutto che cosa accade nel mercato in questi primi mesi dell'anno.
"Due sono i fattori d'investimento che stanno sempre più assorbendo l'attenzione delle banche in generale e il settore del credito in questi difficili momenti dell'economia: l'aumento del rischio del credito e l'aderenza alle normative, la compliance".
Insomma, Basilea 2 e tutto quanto era negli auspici delle regole per dare misure e parametri più solidi alla concessione del credito in tempi di vacche grasse, con la crisi economica ha portato a ulteriori rigori formali, revisione di procedure, rifacimento di processi operativi, necessità di applicativi più mirati, e via di questo passo.
La compliance alle normative internazionali, poi, ha aggiunto il carico ulteriore di interpretare procedure, studiarle, attuarle per rispettare timbri e bolli.
Massimo Messina, co-responsabile IT Gruppo BNL-Paribas
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Tra il 25 e il 30% degli investimenti IT sono legati al rispetto di questi vincoli normativi e contro il riciclaggio di denaro non pulito".Insomma, restano pochi soldi da investire in cose nuove. "In BNL-Paribas nonostante tutto continuiamo a investire nella
multicanalità che si sta dimostrando come l'area di maggior sviluppo degli istituti di credito per stare vicino ai clienti, trattenerli come tali". Ciò significano investimenti in soluzioni di CRM (Customer Relationship Management), nella profilatura dei clienti, nella Business Intelligence, nel Business Performance Management, in tutto ciò che aiuta a capire e a prendere le decisioni.
"Oggi non ci manca la tecnologia per farci aiutare su questi temi. Anzi, forse ce n'è fin troppa.
Manca piuttosto l'execution, l'affidabilità di ciò che si ha e si è fatto. e questo è un
problema di risorse umane che porta con sé il problema delle tariffe. Le risorse qualificate sono scarse e quelle di valore sono care. Nella generalità dei casi, comunque, le risorse non sono di qualità e i vendor che si propongono per i nuovi progetti
molte volte non ci conoscono nemmeno, sanno poco di noi, di come siamo fatti. E questo proprio non lo capisco: potrebbero utilizzare un po' meglio gli strumenti di business intelligence e almeno tesaurizzare le conoscenze cumulate negli anni. Altra osservzione che mi sento di fare nei confronti dell'offerta è che non fanno tesoro delle best practice internazionali che ci sono, che noi conosciamo e che invece loro ignorano e non studiano".
Insomma, sono parecchi i mal di pancia di cui soffre Messina: il basso livello delle tariffe professionali in primis è perché i clienti non sono disposti a spendere per una qualità che non c'è. Se chiedessimo all'offerta il discorso probabilmente verrebbe ribaltato in modo simmetrico: al prezzo che mi viene pagata, la risorsa che posso proporre non va oltre un junior. Discorso circolare, insomma.
http://www.bnl.it/wps/portal
Interessante è il punto sulla "non conoscenza del cliente e delle sue problematiche".
Che si lega anche all'ultima considerazione che Massimo Messina fa: "Spesso c'è bisogno di tornare ai fondamentali, ai concetti semplici. Una capacità che hanno
coloro che sono stati mandati in pensione e che dal caos sanno trarre quel quadro di sintesi che fa concentrare lo sviluppo delle applicazioni e delle soluzioni ai tre, quattro parametri che servono ai manager d'una banca".
Amara conclusione che fotografa una Information Technology che reinventa di volta in volta l'acqua calda e se stessa senza riuscire a far tesoro neanche della propria storia.