La guerra dei brevetti che sta interessando tutti o quasi i big dell’industria mobile è giunta ieri a una svolta importante. E non per l’ennesima denuncia sporta da Apple. Htc e via dicendo. È di ieri infatti l’approvazione da parte del Senato degli Stati Uniti del cosiddetto “Leahy-Smith America Invents Act”, e cioè l’ultima versione della legge che riformerà la gestione dei “patent”.
La nuova normativa, per cui ora si attende la firma del Presidente Barack Obama, è stata votata in larghissima maggioranza e si tratta del quarto tentativo di mettere mano alle procedure di registrazione dei brevetti dopo quelli del 2005, 2007 e 2009.
La nuova sede dell’US Patent and Trademark Office di Arlington, in Virginia
Cosa cambia rispetto al passat è presto detto: il
vecchio modello “first-to-invent” adottato finora dall’U.S. Patent and Trademark Office, che riconosceva sostanzialmente il copyright (senza curarsi di quando il brevetto sia stato effettivamente registrato) ai reali inventori della tal tecnologia lascerà il posto al
nuovo sistema “first-to-file”, che premia invece chi per primo deposita il patent presso le autorità competenti.
Il cambiamento è quindi strutturale ed
a caldeggiarlo sono state del resto le principali aziende hi-tech statunitensi, a cominciare da Microsoft, Apple e Google. Proprio Eric Schmidt, l’ex Ceo e Presidente esecutivo della casa di Mountain View, non più tardi di una settimana fa aveva apertamente criticato il sistema che regola l’assegnazione dei brevetti negli Stati Uniti” bollandolo senza mezzi termini come “terribile” e responsabile principale di una guerra legale “che sta rischiando di rallentare lo sviluppo software”.
Quanto ci possa guadagnare Google, la compagnia che più delle altre è sotto il tiro della concorrenza per la presunta violazione della proprietà intellettuale altrui con il suo Android, dalla riforma è ancora presto per dirlo. Certo è che il provvedimento emanato da Washington è arrivato quanto mai tempestivo.