L’operatore britannico Bt potrebbe tagliare il 25 per cento della propria forza lavoro per uscire da una crisi che non vede fine. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Ceo Philip Jansen starebbe considerando di dare il via a una profonda ristrutturazione dell’azienda, che significherebbe anche una massiccia riduzione del personale per ottenere risparmi di circa 1,2 miliardi di euro. Ad oggi Bt conta su 100mila dipendenti. L’amministratore delegato starebbe anche vagliando una riorganizzazione radicale di tutte le aree, compresa l’automazione dei processi di back office e la dismissione dei business marginali. Jansen è in carica dallo scorso febbraio e ha preso il posto di Gavin Patterson il quale, nei suoi sei anni alla guida dell’operatore, non è riuscito ad arginare la crisi della telco britannica.

Nel 2018 l’azienda aveva già annunciato il taglio di 13mila lavoratori in tre anni e al momento non è chiaro se il piano di Jansen parta da questa base o includa già questo numero di teste. È difficile però che si possa scoprire qualcosa di certo nelle prossime settimane. Qualche dettaglio potrebbe emergere a maggio, quando la società presenterà i propri conti annuali e il Ceo dovrà illustrare come intende risollevare le sorti del gruppo.

È quasi certo però che Bt non toccherà i dividendi, in quanto il presidente non esecutivo Jan du Plessis ha già fatto sapere di volerli mantenere per due anni, al costo di 1,75 miliardi di euro all’anno. Una beffa per le migliaia di persone che sono già state lasciate a casa o che, probabilmente, verranno licenziate presto.

Non serve inoltre sottolineare che Jansen è uno dei manager più ricchi del Regno Unito, con introiti che si apprestano a schizzare alle stelle non appena verrà completata la fusione tra Worldpay, di cui era co-Ceo, e l’americana Fis, due realtà impegnate nei servizi finanziari. Jansen possiede infatti oltre 500mila azioni di Worldpay, che gli frutteranno la bellezza di 50 milioni di euro. Fis pagherà infatti 112 dollari per ogni azione della società.