Nessuno sconto per Facebook: una multa da 5 miliardi di dollari è stata chiesta dalla Federal Trade Commission statunitense al termine di un anno di indagini sui contratti che legavano il social network a Cambridge Analytica, e sulle “disattenzioni” che hanno permesso a un’app esterna di spiare i comportamenti digitali di 87 milioni di persone. La multa è stata approvata con tre voti a favore e due contrari: i tre commissari di area repubblicana hanno espresso parere favorevole, mentre i due rappresentanti del Partito Democratico chiedevano l’imposizione di maggiori controlli su Facebook, a tutela della privacy degli utenti. Nella sanzione sono comunque incluse delle misure di controllo e vincoli sugli utilizzi dei dati (probabilmente giudicate insufficienti dai due quinti della Ftc), ma quali siano esattamente tali misure e tali vincoli al momento non è stato svelato.

 

Intanto ha fatto clamore la notizia della multa da 5 miliardi di dollari. Una cifra imponente, che tuttavia non dovrebbe essere un problema per un’azienda con un giro d’affari di oltre 15 miliardi di dollari a trimestre. Peraltro la sanzione della Ftc non è ancora effettiva, dovendo ottenere l’approvazione del Dipartimento di Giustizia, da cui tuttavia difficilmente giungeranno modifiche di rilievo. Quel che conta sottolineare è come la maxi multa pendente su Facebook faccia impallidire i 22,5 milioni di dollari patteggiati nel 2012 tra la Federal Trade Commission e Google, colpevole di aver “spiato” gli internauti attraverso Safari, il browser di Apple. 

 

Il crescendo delle cifre porta il pensiero su altre due “stangate” giunte la settimana scorsa per casi di violazione della riservatezza dei dati, ma di tutt’altro genere. Due data breach, quello di British Airways e quello di Marriott International, giudicati severamente dalla garante per la privacy britannico, che ha richiesto rispettivamente 183,4 e 99 milioni di sterline. Gli importi non sono comparabili con i 5 miliardi di dollari imposti dalla Ftc a Facebook, ma nell’ambito europeo delle multe per violazione di dati hanno segnato un’evoluzione decisa, un nuovo corso successivo all’avvento del Gdpr.

 

Pur nella diversità dei casi (hackeraggi oppure veri e propri abusi in cui si lucra sui dati a detrimento della privacy), si può intravedere una direzione comune sulle due sponde dell’oceano. In Italia il presidente uscente di Agcom, Angelo Marcello Cardani, ha espresso preoccupazioni sul potere e sul gigantismo delle piattaforme digitali.