Cassa depositi e prestiti continua a fare incetta di azioni Tim. Secondo la documentazione depositata alla Sec, la Consob statunitense, Cdp è salita all’8,7 per cento del capitale dell’ex monopolista, dopo che al primo marzo la quota registrata era del 7,1 per cento. Già a febbraio erano circolate indiscrezioni secondo cui la Cassa era intenzionata ad arrivare al 10 per cento dell’operatore; voci di corridoio poi confermate dallo stesso consiglio di amministrazione. Evidentemente, i piani stanno procedendo come previsto. Ma Cdp, che controlla anche il 50 per cento di Open Fiber, non è l’unica realtà interessata a Tim in queste ore che precedono l’attesissima assemblea del 29 marzo, quando il socio di maggioranza relativa Vivendi proverà a revocare cinque consiglieri indicati da Elliott per rimpiazzarli con cinque teste “indipendenti”.

Secondo quanto riportato dal Corcom la scorsa settimana, ci sarebbe infatti un fondo di investimento internazionale pronto a rafforzare in modo deciso la propria presenza nel capitale dell’ex monopolista. Potrebbe trattarsi dell’americana Blackrock, che teoricamente dovrebbe fare da sponda a Elliott in chiave anti-Vivendi. Una buona parte del match si giocherà quindi a fine mese, quando il colosso francese proverà a scardinare gli equilibri del Cda.

Sotto accusa, nel documento Restituire valore a Telecom Italia, è finito soprattutto il presidente Fulvio Conti, giudicato “responsabile delle gravi carenze nella governance di Tim” e primo indiziato per il “golpe teso a sostituire Amos Genish”, ex amministratore delegato del gruppo, sostituito lo scorso novembre da Luigi Gubitosi. Vivendi chiede inoltre di sostituire Alfredo Altavilla (presidente del Comitato Nomine e Remunerazione), Massimo Ferrari (membro del Comitato Strategico e del Comitato Controllo e Rischi), Paola Giannotti de Ponti (presidente del Comitato per il Controllo e i Rischi) e Dante Roscini (lead independent director).

Accuse pesanti, a cui Conti ha risposto provando a rimarcare la propria terzietà: “Non ho favorito Elliott né dipendo da Vivendi”, ha spiegato il manager a Repubblica, chiarendo alcuni dettagli della turbolenta riunione dell’13 novembre scorso che portò alla cacciata di Genish dal ruolo di Ceo. “Numerosi consiglieri hanno manifestato insoddisfazione per l’operato dell’Ad, lasciandomi intendere che Amos Genish non aveva più la loro fiducia. Ma la decisione di conferire o revocare le deleghe spetta solo al Cda. Così ho avviato una serie di consultazioni con i singoli amministratori […] ho convocato un Cda per il 13 novembre in cui 10 consiglieri su 15, tra cui il sottoscritto, hanno votato la revoca di Genish”.

Il countdown per la resa dei conti è quindi ufficialmente scattato. Il 29 marzo i soci saranno chiamati a votare il bilancio e dividendi sulle azioni di risparmio, oltre ad approvare la relazione sulla remunerazione e a conferire l’incarico di revisore fino al 2027. Ovviamente, tutti i riflettori sono diretti sul sesto punto dell’ordine del giorno, vale a dire sulla richiesta di sostituzione dei cinque consiglieri.

Vivendi si presenterà in assemblea forte del proprio 24 per cento di quote di Tim, contro il 9,55 per cento del fondo Elliott diretto dall’imprenditore statunitense Paul Singer a cui però vanno aggiunte le quote di Cdp e di altre realtà, come il Canada Pension Plan Investment Board (3,13 per cento), che sosterranno la posizione di Elliott.