Dopo l’attacco a Sony Pictures, un’altra operazione hacker fa parlare di sé tirando in ballo le due Coree. Quella del Sud, dove è localizzata la centrale nucleare “espugnata” nei giorni scorsi da un non meglio specificato gruppo di contestatori localizzati nelle Hawaii, che sono penetrati nei sistemi informatici dell’impianto sottraendo dati riservati e pubblicandone poi alcuni su Twitter. Un utente, definitosi come “presidente del gruppo anti reattore nucleare”, ha postato progetti e manuali dei reattori Gori-2 e Wolsong-1, minacciando poi di svelare ulteriori informazioni nel caso la società di gestione Korea Hydro and Nuclear Power (Khnp) non disattivi i due sistemi in oggetto.

"Se i due reattori non saranno chiusi entro Natale, non avrò altra scelta che pubblicare tutti i dati e procedere con un secondo round di distruzione", ha scritto l'hacker. "Posso mostrare al mondo 100mila pagine di dati mai svelati". Il ricatto è però stato rispedito al mittente dalle autorità sudcoreane, che hanno sottolineato come nessun dato sensibile né, tantomento, i sistemi di comando della centrale siano stati violati. “Per come è progettato il sistema, non può esistere nessun rischio di questo genere”, ha dichiarato il ministro dell’Energia, Chung Yang-ho.

Concetto ribadito da un dirigente di Khnp, secondo cui “è al 100% impossibile che un hacker possa disattivare una centrale nucleare con un attacco, poiché il sistema di controllo è un sistema chiuso e totalmente indipendente”. Khnp, in ogni caso, ha avviato una serie di controlli e una simulazione di 48 ore per verificare lo stato di sicurezza della centrale. “Stiamo facendo ogni possibile sforzo, lavorando a stretto contatto con il governo, per valutare il data leak”, ha specificato un portavoce della società, attualmente impegnata nella gestione di 23 reattori nucleari sparsi sul territorio sudcoreano.

 

La centrale nucleare di Wolseong, Corea del Sud

 

In tutto questo la Corea del Nord entra in gioco solo come possibile sospetto, data la coincidenza di tempi con l’assalto che ha colpito la casa di produzione e distribuzione cinematografica di Sony, colpevole di aver messo in programmazione The interview, film satirico che immagina l’assassinio di Kim Jong-un. Nel caso della centrale nucleare sudcoreana, lo Stato confinante non può essere additato con certezza, laddove invece per l’episodio di Sony Pictures l’Fbi ha emesso un giudizio di colpevolezza netto.

La metodologia di azione dei due attacchi – furto di dati sensibili, pubblicazione di parte delle informazioni, minaccia di ulteriori rivelazioni con annessa richiesta – è comunque simile. Riguardo alla centrale nucleare, il dirigente della Khnp intervistato da Reuters ha affermato che l’attacco sembra opera di “elementi che vogliono causare tensioni sociali”, senza però specificare alcun particolare sospetto. Le indagini del governo sudcoreano hanno già portato a indentificare l’indirizzo IP del computer dell’hacker.