Alfredo Gatti, amministratore di NextValue, non voleva credere ai suoi occhi. Eppure sa bene che "gli esami non finiscono mai".
"Ma sostenere più d'un colloquio, alla mia età, come fossi una neoassunzione mi ha fatto tornare giovane. Cito, però, questa esperienza per sottolineare il fatto che mi ha incoraggiato a proseguire nell'iniziativa e quindi, ben volentieri ho seguito l'iter di approvazione, ne ho sposato la filosofia e ora siamo pronti a riproporla anche in Italia".
http://www.cionet.com/
Parliamo con Gatti della nuova iniziativa che la sua NextValue ha intrapreso: portare in Italia
CIOnet, il primo social network dei professionisti IT.
Un club che si presenta decisamente come esclusivo:
si entra su invito, bisogna essere a capo di un dipartimento di almeno 20 persone o responsabili di un budget di spesa di 2 milioni di euro. Fatti i conti in Italia dovrebbero esserci al massimo 2.300 figure professionali che rispettano questo crivello.
"E' stata una iniziativa che m'è capitato mesi fa di incrociare e, incuriosito, ho seguito da osservatore esterno. Poi, dopo che l'advisory board di CIOnet europeo ha studiato le nostre carte, chi siamo, che cosa facciamo, quale reputazione abbiamo, dopo un po' di mesi hanno dato il consenso perché potessimo costituire anche il lato italiano del network".
Esclusi per definizione cacciatori di teste e chiunque abbia voglia di entrare nel network per vendere qualche cosa. "
L'offerta faccia il suo mestiere in altri luoghi e altri modi. CIOnet e l'advisory board vuole poter contare sul fatto che si parta tra cIO, che nessuno parla perché vuole venderti qualche cosa, si parla di temi che prescindono in certo qual modo dalle tecnologie perché i problemi concreti e quotidiani non vengono mai dalle tecnologie. E scambiarsi opinioni sul come fare, come s'è fatto, quali scelte sono state preferite, senza il sospetto di essere sviati da interessi di parte, è fondamentale".
"Ciò che mi ha favorevolmente colpito è stato l'entusiasmo dei primi 50 CIO italiani che hanno capito lo spirito e si sono iscritti a CIOnet. Ora dovremo imparare un po' tutti a partecipare e a condividere con gli altri opinioni e pareri. In Italia non siamo molto abituati a questo ma l'esempio dei colleghi internazionali ci aiuterà".
Alfredo Gatti, amminsitratore di NextValue
Quali vantaggi può portare CIOnet oltre che discutere? "La estensione delle relazioni tra responsabili IT porta per esempio a conoscere altri CIO internazionali del proprio settore con i quali si possono condividere problemi e, magari, posizioni comuni da far valere sui tavoli e i consessi normativi. Non sto inventando. Sta accadendo mentre parlo".
Ma tutto questo spirito esclusivo, selettivo, non sarà esagerato? "
Per avere la qualità serve il rigore. E il controllo reciproco sul rispetto dei patti è fondamentale e non si sgarra. Anche i partner tecnologici hanno in cambio solamente la visibilità pattuita nell rete e partecipano, se pure, tramite un manager di primo livello che possa fornire validi contributi".Quale contributo contate di portare come CIOnet Italia? "
Abbiamo, per esempio, varato un sondaggio online tra gli attuali 1.465 iscritti di CIOnet che provengono da Belgio, Francia, Gran Bretagna, Spagna e, domani Germania, Danimarca e Svezia. Discuteremo i risultati pubblicamente nel prossimo convegno ”Cloud Computing un anno dopo. CIO Italiani e CIO Europei a confronto” a Milano il 1 luglio. E ci siamo avvalsi delle risposte, discusso e condiviso le cose proprio col network europeo di CIOnet".
Gli obiettivi di CIOnet Italia sono di arrivare a
un migliaio di iscrizioni nel corso del 2011 mentre il network europeo conta di toccare i 4.000 iscritti entro quella data.