Google dichiara guerra ai cookie. Secondo un articolo del Wall Street Journal, Big G starebbe studiando nuove soluzioni per Chrome allo scopo di informare maggiormente gli utenti sulle attività degli elementi traccianti. Nei prossimi giorni, infatti, un componente simile a una dashboard potrebbe fare la sua comparsa sul browser di Mountain View: utilizzando questo cruscotto, le persone potrebbero conoscere dettagli sui cookie presenti nelle pagine Web e, nel caso, bloccarli. La mossa di Google non può che far piacere ai paladini della privacy online, ma contrasta con il core business del gigante californiano, che ruota quasi totalmente attorno alla pubblicità. Non a caso, la dashboard sarebbe in fase di studio da circa sei anni e Big G avrebbe avuto numerosi incontri con gli inserzionisti per prepararli al grande salto.

Se è vero che gli elementi traccianti non sono più usati come una volta, a causa dell’enorme diffusione delle applicazioni mobile, è altrettanto vero che sono ancora un componente centrale nella strategia di advertising di molte aziende. Secondo le stime di eMarketer, negli Stati Uniti gli investimenti in pubblicità su canali digital cresceranno quest’anno del 19 per cento, arrivando a quota 130 miliardi di dollari.

Alphabet, la casa madre di Google, con il 30 per cento di quote è il più grande venditore di spazi pubblicitari sul Web, seguito da Facebook con il 20 per cento. La galassia di prodotti e servizi di Big G con cui gli inserzionisti possono veicolare i propri messaggi è talmente ampia da rendere ormai i cookie quasi superflui. Certo, l’eventuale blocco su Chrome potrebbe dare uno scossone al mercato (il browser controlla oltre il 65 per cento del mercato desktop), obbligando i clienti a cambiare i propri piani.

Inoltre, è quasi certo che il colosso di Mountain View sia rimasto “scottato” da quanto successo a Facebook, azienda che non è stata capace di tutelare la privacy dei propri utenti gestendo i dati sensibili in modo troppo superficiale. Google, che ha già i suoi guai in Europa, non vuole certo rischiare di essere messo alla berlina per attività di tracciamento eccessive.