La censura cinese si abbatte ancora una volta sui colossi della Silicon Valley. La “vittima” questa volta è Apple, che ha dovuto rimuovere circa 25mila applicazioni dal proprio store online del Dragone, perché contravvenivano alle leggi del Paese. I software in questione, scrive il Wall Street Journal, sarebbero tutti relativi al gioco d’azzardo e alla vendita di falsi biglietti per le lotterie. Secondo il quotidiano economico, le 25mila app cancellate ammonterebbero a circa l’1,4 per cento degli applicativi presenti sullo store online cinese di Apple. L’azienda di Cupertino ha preferito non commentare l’indiscrezione del Wsj, limitandosi a spiegare alla Cnbc che le “applicazioni per il gioco d’azzardo sono illegali e non sono permesse sull’App Store in Cina”. Non sono tempi facili per la Mela nel Paese del Dragone. Come tutte le organizzazioni occidentali che operano sul suolo cinese, anche Apple è una vittima collaterale delle tensioni commerciali fra Pechino e Washington.

A inizio mese, per esempio, è stata accusata dalla televisione di stato di veicolare contenuti illegali (come il gioco d’azzardo) sul proprio store. E non è la prima volta che il gigante californiano, allo scopo di mantenere la presenza in un mercato non più brillante come un tempo ma ancora immenso, si piega alle richieste di Pechino.

L’anno scorso Apple ha infatti rimosso diverse applicazioni per instaurare reti private virtuali sugli smartphone: uno strumento sempre più utilizzato dai cittadini cinesi per sfuggire alle maglie della censura di stato e del Grande Firewall. Applicativi di questo genere non rispettano più le nuove normative volute dal presidente Xi Jinping e, per questo, non possono essere presenti sulle piattaforme online.

Una vicenda certamente ben più importante di quella odierna, che può lasciare interdetta l’opinione pubblica ma in un certo senso ha meno a che fare con la libertà di espressione: il gioco d’azzardo è infatti vietato nei confini cinesi e nel Dragone sono disponibili soltanto varie forme di lotterie controllate dai monopoli statali. Apple, informando a inizio agosto gli sviluppatori locali, non ha potuto fare altro che adeguarsi alle leggi del Paese rimuovendo le app “incriminate”.