Altri licenziamenti in arrivo per i dipendenti di Cisco. Ieri l’azienda ha pubblicato i conti del terzo trimestre dell’anno fiscale 2017 e, insieme ai numeri, è arrivata la notizia del taglio di circa 1.100 posizioni, che si aggiungono quindi ai 5.500 lavoratori lasciati a casa negli ultimi mesi e frutto di un profondo piano di ristrutturazione. Dal punto di vista del giro d’affari, Cisco ha riportato un fatturato di 11,94 miliardi di dollari, in flessione dell’un per cento anno su anno. Meglio invece l’utile, cresciuto del 7 per cento e arrivato a 2,5 miliardi. L’utile per azione dopo la diluizione (Eps) si è attestato a 50 centesimi, in aumento di nove punti rispetto allo stesso periodo del 2016 ma inferiore rispetto alle previsioni degli analisti, che si aspettavano un Eps di 60 centesimi.

I ricavi derivanti dalla vendita di prodotti sono stati “piatti”, mentre il volume d’affari generato dai servizi è sceso del 2 per cento. Il 31 per cento del fatturato totale è stato ricorrente, contro il 29 per cento del Q3 dell’anno scorso. Le campionesse di casa sono state le soluzioni wireless e di sicurezza, cresciute rispettivamente di 13 e nove punti. Gli switch hanno fatto un piccolo balzo in avanti del 2 per cento.

In territorio negativo invece i dispositivi di routing (-2%), di collaboration (-4%), per data center (-5%) e le soluzioni video per i service provider: queste ultime hanno segnato addirittura meno 30 per cento di vendite. Ma è forse il trimestre in corso, che si chiuderà a fine luglio, a preoccupare maggiormente. Cisco prevede infatti ricavi in flessione anche del 6 per cento, con utili per azione compresi fra 60 e 62 centesimi di dollaro. Il piano di ristrutturazione dovrebbe invece completarsi nel primo trimestre dell’anno fiscale 2018.