Sony Pictures prova a chiudere con i recenti “inconvenienti” in ambito sicurezza aprendo (poco) il portafoglio. La società ha infatti messo sul piatto circa otto milioni di dollari per rimborsare tutti i dipendenti danneggiati dall’attacco hacker di novembre 2014, quando un gruppo di pirati informatici, noto come Guardians of Peace (Gop), penetrò nei sistemi dell’azienda carpendo dati sensibili. All’origine dell’incursione la produzione da parte di Sony Pictures del film “The Interview”, una satira contro il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-Un. Secondo alcune stime, corroborate poi dalla pubblicazione di tonnellate di documenti riservati su Wikileaks, i pirati nordcoreani sarebbero riusciti a trafugare il social security number di oltre 47mila celebrità scritturate dal colosso Usa, di freelance e di impiegati di vario livello. A quanto si apprende dal documento depositato da poche ore presso un tribunale californiano, Sony Pictures rimborserà con due milioni di dollari tutte le spese eventualmente sostenute dai dipendenti per proteggersi dal furto d’identità subito dopo l’attacco.

Altri 2,5 milioni serviranno per rifondere i danni causati dall’incursione degli hacker, il che significa una somma massima di diecimila dollari a persona. L’azienda coprirà inoltre le spese legali della class action intentata dai lavoratori, pagando le parcelle degli avvocati dei querelanti (3,5 milioni). E non è finita qui, perché Sony Pictures prova a guardare anche al futuro: la società offrirà per due anni servizi di protezione ai dipendenti, compreso un numero telefonico di assistenza gratuita per le vittime dell’attacco informatico del Gop.

La penetrazione del 2014 nei sistemi di Sony Pictures è una delle più gravi nella storia della compagnia e ha causato anche la dipartita della potente presidente Amy Pascal, aspramente contestata in seguito alla pubblicazione di alcune sue email in cui, tra le altre cose, si prendeva gioco in modo decisamente pesante di Barack Obama, apostrofandolo con epiteti definiti “razzisti”. La proposta di accordo avanzata da Sony Pictures dovrà ora essere approvata dal tribunale californiano, ma è difficile che la corte decida di rigettare la proposta del colosso di Hollywood, malgrado la somma non sia certamente stratosferica.