Non moltissimi anni fa Google era ancora identificata con il suo dominante motore di ricerca sul Web. Gratuito, quindi destinato a non produrre profitti, un po’ come sarebbe accaduto per le prime aperture verso le applicazioni, con la suite di produttività antagonista di Office, lo storage online di Drive, la navigazione satellitare di Maps e così via. Un evento come il Google Cloud Summit di Milano può rendere oggi l’idea del percorso che il gigante americano ha compiuto in direzione del mondo enterprise e di come lì si stia radicando con un’offerta sempre più ricca di componenti innovative e all’avanguardia. Producendo quei profitti che, secondo alcuni, non sarebbero mai potuti arrivare. Non si potrebbe spiegare, altrimenti, un’espansione che si fonda su investimenti pari a 10 miliardi di dollari all’anno e l’apertura di un nuovo data center al mese nel mondo per supportare i clienti che utilizzano qualche soluzione online del vendor.

Le cifre sono state fornite dal country manager Fabio Fregi, che ha aggiunto: “L’Italia è fra i Paesi che sta evidenziando il maggior tasso di crescita. Certamente troviamo maggior spazio dove c’è la reale volontà di trasformare il modo di lavorare, ma di fatto, oggi, ogni azienda è più o meno strutturata come una piattaforma di cloud ibrido, dove eredità legacy e forme flessibili di innovazione devono forzatamente convivere”.

 

Esperienze avanzate in Italia

A testimoniare lo sdoganamento di Google nel contesto delle aziende anche complesse e strutturate, parlano le esperienze di clienti importanti. A cominciare da Enel, la più importante utility nazionale, lanciata a grandi passi verso la logica “cloud-only”: “Le tecnologie di Google sono alla base di alcuni sviluppi innovativi, ha spiegato Fabio Veronese, responsabile delle architetture e tecnologie Ict. Il deep learning di Tensorflow, in modo particolare, è servito per creare Eddie, una chatbot di interazione automatica e intelligente, che in tre mesi ha gestito 44mila contatti e ha portato a un 72% di richieste andato a buon fine. Con il sistema di digital image recognition, inoltre, possiamo oggi monitorare diversi tipi di impianti sul territorio per capire se ci siano o meno anomalie. Abbiamo constatato come nel 92% l’immagine riconosciuta fosse corretta”.

Meno avanguardistico, ma forse più emblematico, il caso di Wind Tre, realtà nata da una fusione molto rilevante fra due preesistenti aziende con architetture diverse fra loro: “Il consolidamento è stato costruito con una logica data-driven”, ha raccontato Il Cio Rob Visser, per poter gestire la grande mole di dati, spesso non strutturati, in tempo reale. Abbiamo scelto Google Data Platform perché si tratta di un’architettura pronta all’uso, scalabile e sfruttabile in modalità pay-per-use”.

In un contesto ancora diverso si colloca il caso di Azienda Zero, società della Regione Veneto che si occupa di fornire servizi trasversali per tutte le aziende sanitarie di un territorio dove vivono cinque milioni di persone e dove si generano ogni anno quaranta milioni di ricette e venti milioni di prescrizioni specialistiche: “La combinazione della necessità di acquisire un nuovo sistema di posta elettronica e  del parallelo consolidamento da 21 a 9 aziende socio-sanitarie ha portato alla creazione di una gara improntata alla ricerca di un sistema in grado di far collaborare attivamente gli oltre 70mila dipendenti coinvolti. G Suite ha prevalso perché non ha richiesto la creazione di una nuova infrastruttura e ha consentito di abilitare velocemente le postazioni. Possiamo così concentrarci sui processi e non sulla manutenzione dei sistemi”, ha illustrato Lorenzo Gubian, Cio di Azienda Zero.

 

 

L’elenco dei clienti citabili è ricco e comprende, fra gli altri, Sky Italia, che ha scelto Google Cloud Platform per gestire la conversione del proprio catalogo on demand, oppure Fracarro Radioindustrie, che utilizza la soluzione di videoconferenza Hangouts per far dialogare e collaborare sede centrale e sedi o collaboratori che stanno anche all’estero, con notevole risparmio sulle spese di viaggio e un’interazione più veloce ed efficace.

 

Un’offerta estesa alle architetture di sviluppo

Le testimonianze esposte dimostrano come Google sia riuscita anche in Italia ad affermarsi come un cloud provider di scala enterprise, ma possa ormai contare su sviluppi orientati nelle direzioni a più alto contenuto innovativo, per rispondere alle esigenze di trasformazione digitale delle aziende. Intelligenza artificiale e machine learning sono ambiti di forti investimenti, che hanno prodotto il framework open source TensorFlow, ma anche la suite Cloud AutoMl, indirizzata agli sviluppatori: “Possiamo oggi contare su 10mila clienti coinvolti in progetti innovativi”, ha sottolineato Greg De Michillie, director of product management cloud e office e Cto di Google Cloud.

In sostanza, Google è ormai un fornitore Ict cloud-oriented, che ha saputo capitalizzare sulle applicazioni più note declinate per il mondo enterprise, ma ormai guarda alle infrastrutture critiche, con partnership strategiche (Sap, Cisco, Salesforce) e tecnologie che integrano le più consistenti componenti per lo sviluppo, come Kubernetes e Github (ma qui occorrerà cosa cambia dopo la recentissima acquisizione da parte di Microsoft). Senza dimenticare, in tutto questo, la sicurezza, simboleggiata dalla creazione di Istio, un servizio mesh open source, che fornisce una modalità uniforme per connettere, monitorare e proteggere ambienti basati su microservizi e container.