Il mondo di oggi è costruito sui dati, e ancor più lo sarà quello di domani: nel 2018 il traffico dati globale ha raggiunto i 33 zettabyte, una quantità che richiederebbe 330 milioni di hard disk da 1 terabyte (la capacità massima attualmente disponibile) per essere archiviata. E non è nulla in confronto ai 2.100 zettabyte di traffico dati previsti per il 2035. Le stime figurano nell’ultimo report di Statista, “Digital Economy Compass 2019”, basato su una molteplicità di fonti, tra cui interviste a 400mila consumatori in 46 Paesi e l’analisi di oltre cinquemila marchi, oltre a studi di altre società di ricerca. E fanno sorgere spontanee alcune domande. Dove li mettiamo tutti questi dati? Come li proteggiamo? Come saranno sfruttati dalle aziende e con quali conseguenze per i consumatori? Potranno dare una spinta all’evoluzione della società e dell’economia mondiale?

 

 

Il ruolo del cloud
Negli ultimi anni è diventato palese come senza il cloud l’esplosione dei dati non sia sostenibile, né economicamente (per il costo che le risorse di memoria avrebbero se acquistate e messe in uso da aziende e privati) né, probabilmente, dal punto di vista del funzionamento di reti e applicazioni che devono poter contare su certi parametri di velocità di trasmissione, resilienza, sicurezza.

 

La migrazione verso il cloud si accentuerà nel prossimo futuro, assicura Statista, e specie nel campo dello storage di dati aziendali arriverà quasi a sostituirsi all’on-premise. Secondo le previsioni, la nuvola diventerà la principale scelta di archiviazione per le aziende: già l’anno prossimo cattureranno il 57% del giro d’affari del mercato dello storage, nel 2026 la percentuale salirà al 92%. Allargando lo sguardo non solo ai servizi di archiviazione, ma anche a quelli di piattaforma, applicativi, di sicurezza e altro, in termini di fatturato oggi come oggi Amazon (con Aws) ha circa un terzo della torta, il resto se lo spartiscono Microsoft (13%), Ibm (8%), Google (6%) e la pletora degli altri (40%).

 

 

 

 

Il problema principe: la sicurezza

Senza dilungarci su un discorso tanto complesso come quello degli attacchi e degli incidenti informatici, basti dire che l’aumento dei dati creerà nuove opportunità da sfruttare per i cybercriminali e nuovi rischi per le aziende che sui dati basano le loro applicazioni o interi modelli di business. Oltre alle misure di sicurezza previste dal cloud (crittografia, backup, disaster recovery e via dicendo), una risorsa da sfruttare è la blockchain, che assicura l’autenticità e l’integrità delle informazioni. Statista fa notare come nel giro di un anno le startup attive in quest’ambito siano numericamente esplose: +300% nel 2018 rispetto al 2017. Serviranno, però, anche nuove regole e misure di controllo in grado di rassicurare gli utenti, specie alla luce dei molti scandali degli ultimi anni, uno su tutti quello di Facebook e Cambridge Analytica.

 

Il valore dei dati

Quanto all’utilizzo dei dati, una delle tendenze destinate ad accentuarsi nei prossimi anni saranno gli analytics applicati allo studio del consumatore, in particolare per scopi di marketing e, per i colossi del Web come Facebook e Google, per far crescere gli introiti delle rispettive piattaforme di online advertising. Sempre più “studiati”, per non dire spiati, gli internauti avranno però un rovescio positivo della medaglia, ovvero il miglioramento di servizi ed esperienze di acquisto, grazie allo sviluppo di un marketing sempre più personalizzato. Secondo un sondaggio effettuato da Statista nel febbraio di quest’anno, circa il 34% degli italiani sono disposti a cedere alle aziende una maggior quantità di dati personali per ottenere comunicazioni pubblicitarie più personalizzate e rilevanti.

 

 

 

Un futuro sempre più intelligente

L’anno scorso su scala globale sono stati investiti in progetti, prodotti o acquisti di intelligenza artificiale 12 miliardi di dollari, circa un ventesimo dei 232 miliardi di dollari stimati per il 2025. I colossi tecnologici stanno facendo incetta delle startup di AI più interessanti: Apple ne ha già acquisite 16, Google 15, Microsoft otto, Facebook sei, Amazon 4. Nel 2017 quasi un’azienda tecnologica su tre, il 32%, utilizzava una qualche forma di intelligenza artificiale, tra machine learning, robotica avanzata, computer vision, sistemi di comprensione del linguaggio naturale, software di ottimizzazione, automazione e previsione e altro ancora. Il tasso di adozione varia a seconda dei settori di mercato: quello turistico, per esempio, attualmente ne fa un uso scarso (un’azienda su dieci o poco più), ma aumentandolo potrà incrementare dell’11% il giro d’affari da qui al 2025.

 

Esempi di applicazioni di AI spaziano dai sensori smart ai droni per l’agricoltura, dalla manutenzione predittiva per i macchinari ai software anti frode per le banche, dai dispositivi indossabili a uso medico ai sistemi di diagnostica, dai robot industriali a quelli di “assistenza” personale, fino ai sistemi di visione artificiale e di guida automatica per i veicoli senza conducente. Senza dimenticare gli assistenti virtuali di smartphone e smart speaker, i sistemi di riconoscimento facciale e le applicazioni di realtà virtuale.