Nel mercato del cloud pubblico, Google fa sul serio. E per accorciare la distanza che la separa da Amazon Web Services e da Microsoft Azure non punta solo sulle tecnologie ma anche sulle competenze: ha infatti messo sulla poltrona di senior vice president per la divisione Enterprise businesses Diane B. Greene, come riporta il New York Times. Già fra i membri del board di Google dal 2012, Greene è una delle grandi donne dell’Ict: oggi sessantenne, nel 1998 è stata tra i fondatori di Vmware e ha poi guidato la società per un decennio nel ruolo di amministratore delegato. Attraversando il grande momento di passaggio del 2003, ovvero l’acquisizione di Vmware da parte di Emc Corporation, e poi uscendo dalla compagnia nel 2008 a causa dello scarso feeling con Joe Tucci. La manager dirigerà ora un nuovo gruppo di lavoro in cui confluiscono tutte le attività cloud di Big G, cioè l'infrastruttura, le Google Apps e Google for Work. Il team riunirà personale tecnico, di marketing e di vendite e "ci permetterà di operare in modo molto più integrato e coordinato", ha sottolineato il Ceo, Sundar Pitchai, in un blogpost.

Oltre a dirigere le attività relative ai servizi cloud per le aziende, Greene manterrà il suo posto nel board di Google.  Incluso nel “pacchetto” della sua promozione, l’azienda di Mountain View potrà anche sfruttare – per un giorno a settimana – le competenze del marito della manager, tale Mendel Rosenblum, il cui nome non dirà molto ma che è invece un docente di Informatica dell’Università di Stanford e l’autore di ricerche che hanno contribuito a creare le basi tecnologiche di Vmware alla fine degli anni Novanta.

 

Diana B. Greene, ora senior vice president della nuova divisione cloud

 

Contestualmente alla nomina di Greene, Big G ha anche accettato di acquisire la startup da lei fondata tre anni fa, Bebop. Finora la neoimpresa ha operato il modalità stealth, ovvero non si è presentata sul mercato, limitandosi a un lavoro di ricerca e sviluppo su non meglio specificate tecnologie cloud. L’acquisto non è che l’ennesimo tassello di una strategia di chiaramente annunciata qualche giorno fa da Urs Holzle, senior vice president for Technical Infrastructure: entro cinque anni, l’azienda dovrà essere riconosciuta come una “cloud company”, innanzitutto, e realizzare con i servizi di nuvola un giro d’affari superiore a quello degli introiti pubblicitari. L’obiettivo è molto ambizioso, perché attualmente l’advertising è responsabile dell’89% della torta, cioè di 66 miliardi di dollari di fatturato (nel 2014).

Il nuovo ruolo assunto dalla dirigente è stato definito come una “grandissima responsabilità” da Larry Page, cofondatore di Google e attuale amministratore delegato della holding Alphabet. Sundar Pichai, ha invece dichiarato che “non c’è persona migliore” per dirigere le attività legate al cloud, e ha speso qualche parola su Bebop. La tecnologia della startup serve a semplificare la creazione e la gestione di applicazioni aziendali, e aiuterà Google a “fornire prodotti cloud integrati su tutti i livelli: piattaforme end-user come Android e Chromebook, infrastrutture e servizi della Google Cloud Platform, framework per sviluppatori di applicazioni per mobile e utenti aziendali, e applicazioni come Gmail e Docs”.