Una networked society, in cui la distinzione teorica e pratica fra la sfera online e quella offline avrà sempre meno consistenza. È questo il panorama tratteggiato dalle previsioni di Ericsson e di Akamai per il 2013, una realtà già emergente ma sempre più globale di anno in anno. Social network, cloud computing e dispositivi mobili hanno trasformato l’esperienza di interazione dell’individuo con il mondo, con le altre persone e con se stessi, tanto nella vita privata quanto in quella lavorativa.

Le percentuali di utenti smartphone che utilizzano il device per attività di lavoro (Fonte: Ericsson ConsumerLab)


Una vera e propria trasformazione antropologica, non solo di tecnologie. Il ConsumerLab di Ericsson, in particolare, ha stilato un elenco di dieci previsioni per l’anno venturo, dieci trend validi globalmente (con qualche differenza nazionale) per l’utente consumer che emergeranno con più chiarezza nel 2013, ma anche destinati a durare. “Il nostro programma di ricerca globale è basato su interviste annuali a oltre 100mila consumatori in più di 40 Paesi e 15 grandi città”, spiega Michael Björn, head of research del ConsumerLab. “Nel corso degli anni abbiamo creato un ricco database relativo alle tendenze di consumo e vediamo che il cambiamento è più veloce che mai.”

Prima citazione la merita il tema forse più dibattuto dell’anno quasi concluso: il cloud computing. La tendenza è quella di utilizzare e sovrapporre diversi livelli di “nuvola”, sfruttando il cloud in ambito lavorativo ma anche creando spazi Web personali. Oggi oltre il 50% di chi utilizza un tablet e oltre il 40% dei possessori di uno smartphone negli Stati Uniti, Giappone, Australia e Svezia apprezzano sempre di più la possibilità di avere a disposizione le medesime applicazioni e dati su tutti i dispositivi grazie ai servizi Web-based.

Strettamente intrecciato al cloud è il percorso della mobilità, che non distruggerà, ma certo modificherà ancora il computing tradizionale da scrivania. Secondo lo studio di Ericsson i consumatori si stanno progressivamente lasciando alle spalle un modello di tecnologia da utilizzare “a mente concentrata”, poiché smartphone e tablet favoriscono una gestione più impulsiva e frammentaria delle attività: in parole povere, si comunica, si naviga e si svolgono attività di routine (come la lettura delle email) anche nei ritagli di tempo, mentre si fa altro o si è in fila alla posta.

Il cambiamento riguarda fette sempre maggiori della popolazione. Oggi la propensione all’acquisto di un tablet è maggiore rispetto a quella di un Pc tradizionale: tra gli intervistati italiani, le percentuali sono rispettivamente del 18% e del 14%. Stesso discorso se si confrontano smartphone e computer laptop, in questo caso con propensioni all’acquisto del 19% e del 21%. Su scala mondiale, la previsione è che entro il 2018 si raggiungano i 3,3 miliardi di sottoscrizioni a smartphone.

Dati che portano alla terza tendenza evidenziata da Ericsson, l’ormai chiacchieratissimo bring your own device. Nel mondo, il 57% di coloro che possiedono uno smartphone utilizza il proprio dispositivo personale e l’abbonamento ai servizi voce e dati sul luogo di lavoro. E in Italia la percentuale è superiore alla media: 60%.


Mobilità significa anche iper-connettività, come emerge da ulteriori previsioni del laboratorio di ricerca. I centri metropolitani sono i primi ad aver reso l’accesso mobile più facile e aperto, grazie alla maggiore copertura di rete, elemento che impatta sulla qualità di vita percepita. Gli abitanti delle aree urbane, inoltre, mediamente contano un maggior numero di amici sui social network.

Sono proprio i media sociali ad aver reso evidente, come mai prima d’ora, lo sgretolarsi della distinzione fra vita online e offline. Un fenomeno che si nota anche su altri fronti: quello lavorativo, per esempio, dove le community di vario genere (compresi i social network personali e professionali) stanno sempre più sostituendosi alle tradizionali agenzie di ricerca lavoro. Questo dimostra la crescente fiducia nelle comunità online come fonti di informazioni credibili e di prima mano, e non è un caso se gli strumenti social stanno diventando sempre più veicoli di raccolta per operazioni di crowd-funding e solidarietà.