Compleanno di ContentID, il controller di YouTube

di Valerio Porcu
pubblicato mercoledì 5 ottobre 2011

Google spegne le prime cinque candeline per il suo sistema di controllo dei contenuti integrato in YouTube. Il plus è sempre lo stesso: permettere ai provider che detengono i diritti di copyright di bloccare i contenuti non autorizzati e di guadagnare da essi.

ContentID compie 5 anni. Lo strumento che permette a Google di controllare la legittimità dei contenuti pubblicati su YouTube è diventato ormai un punto di riferimento per tutti gli attori sul mercato, e sta cominciando a produrre un ritorno rispetto all'investimento di 30 milioni di dollari che è stato necessario per crearlo.

ContentID è un sistema che analizza i video caricati su YouTube, e cerca di scoprire se contengono materiale protetto da copyright. In caso affermativo sarà il proprietario dei diritti a decidere come agire. Per funzionare ContentID si basa su file di riferimento forniti dai circa 2000 partner di Google, per un totale di oltre 500.000 ore tra audio e video.

ContentID

ContentID si è rivelato in cinque anni uno strumento prezioso, che ha trasformato YouTube da una spina nel fianco per i detentori di copyright a un potente strumento per la diffusione di contenuti e sopratutto per aumentare i profitti – grazie al sistema di revenue share sulla pubblicità.

Google riesce così ad affrontare una problematica molto complessa, che include per esempio la gestione dei diritti di autore quanto i proprietari sono in diversi paesi, o la risposta a domande complesse. Per esempio "come può una casa di produzione cinematografica proteggere il contenuto prima dell’uscita di un nuovo film, volendo allo stesso tempo trarre dei guadagni attraverso la pubblicità una volta che il film è nelle sale, anche quando ci sono date di uscita diverse in più paesi?", si legge nel comunicato stampa.

ContentID si limita tuttavia a riconoscere i materiali protetti. Saranno poi i proprietari stessi decidere cosa fare con eventuali materiali non autorizzati. Potranno limitarsi a monitorarli, monetizzarli tramite l'inserimento di pubblicità, oppure bloccarli. È anche possibile decidere di agire in modo diverso a seconda del paese in cui sarà visualizzato il contenuto.

Secondo Google quindi ContentID è un valido contributo alla crescita della cosiddetta Internet Economy, che anche in Italia fa segnare una crescita rilevante – nonostante un apparente mancanza d'interesse da parte di molte istituzioni – e che a sua volta può spingere la crescita del PIL fino al 4%.  

Negli anni non sono mancati momenti imbarazzanti. In molti ricordano ancora il video di un bambino che ballava, postato da una madre orgogliosa ma bloccato da Google perché la canzone in sottofondo era protetta da copyright. O ancora quelli di persone che cantano la propria versione di canzoni famose – anch'essi bloccati. Un paio di esempi che valgono per molti video amatoriali dove c'è effettivamente un elemento protetto, ma non ci può certo parlare di uso illegittimo.

Un problema ancora irrisolto, la cui unica conseguenza è rendere la vita più difficile a chi vuole creare, pubblicare e condividere video personali. Difficilmente si può accusare Google tuttavia, visto che le politiche in questione sono dovute a scelte dei proprietari di copyright.

Da un artista ci si aspetterebbe che sia orgoglioso di vedere il proprio lavoro usato e reinterpretato da altri, senza bisogno di essere Andy Warhol. Preoccuparsi solo d'inseguire il denaro, anche le monetine più piccole, sembra più invece un atteggiamento mercantile, che poco ha a che spartire con l'arte.  


 
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