“Apple intende investire di più in Italia. È la benvenuta”. È questo il succo del breve confronto avvenuto ieri al World Economic Forum di Davos tra il premier italiano Giuseppe Conte e il Ceo della Mela, Tim Cook, comparso a sorpresa nella cittadina svizzera. “Con l’amministratore delegato abbiamo anche discusso delle nuove tecnologie su cui Apple sta lavorando”, ha aggiunto il primo ministro. Il colosso di Cupertino ha aperto nel 2016 a Napoli la prima accademia europea per sviluppatori di applicazioni iOs. Le lezioni si tengono nel campus dell’Università Federico II a San Giovanni a Teduccio, sobborgo meridionale del capoluogo campano. “Il programma è focalizzato sullo sviluppo software, la creazione di startup e la progettazione di app con enfasi sulla creatività e la collaborazione per rendere gli studenti in grado di sviluppare le competenze necessarie per avere successo”, si legge sul sito dell’Academy.

Ovviamente Cook a Davos non ha incontrato solo il premier Conte, ma ne ha approfittato per rilasciare interviste sui piani futuri della propria azienda. Parlando con la Bild, il Ceo si è concentrato soprattutto sul tema dell’educazione, definita “un grande equalizzatore” dal punto di vista delle opportunità. Ovviamente, nella mente dell’amministratore delegato la tecnologia è la chiave per sviluppare metodi di insegnamento migliori e accessibili a tutti.

Non a caso Cook ha avuto un faccia a faccia anche con il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly, il quale vorrebbe lavorare con Apple a una riforma del sistema educativo del Paese africano. Il premier avrebbe “spinto” i dirigenti della Mela a istituire un hub in Egitto, malgrado una recente querelle fra il Cairo e Cupertino riguardante i prezzi degli iPhone, giudicati troppo alti. L’11 dicembre scorso il governo, dopo aver certificato che i melafonini nel Paese costano in media il 50 per cento in più rispetto ai mercati vicini, ha dato all’azienda sessanta giorni di tempo per risolvere la questione.

L’antitrust egiziano ha impedito ad Apple di stringere accordi commerciali esclusivi con certi operatori: accordi che sarebbero la causa prima dell’aumento dei prezzi e che limiterebbero fortemente la concorrenza. Se la Mela non dovesse dare seguito alle richieste dell’authority rischierebbe probabilmente una sanzione economica. Ma al momento tutto tace.