"Accordo raggiunto sul copyright!”. L’entusiasmo espresso da vicepresidente della Commissione Ue Andrus Ansip su Twitter, con tanto di punto esclamativo, è più che giustificato: la discussione sulla futura direttiva Ue sul diritto d’autore, in cui si scontrano gli interessi di colossi Web (Google, YouTube, Facebook e altri social network innanzitutto), editori e autori, è stata lunga e faticosa. Ma necessaria, perché le nuove indicazioni valide a livello europeo dovranno aggiornare regole vecchie di vent’anni, non più adeguate ai tempi di un Web dove l’informazione è diventata materia contesa, condivisa, diffusa, copiata, monetizzata in modi completamente diversi dal passato.

A due anni dall’inizio dei lavori e a qualche giorno dall’intesa raggiunta a maggioranza dai 28 Paesi membri, ieri in Commissione Europea anche il trilogo composto da  composto da Parlamento, Commissione e Consiglio ha trovato la quadra (se ci passate il gioco di parole). Adesso, ha sottolineato il tweet di Ansip, “gli europei avranno finalmente regole moderne per il copyright adatte all'era digitale con reali benefici per tutti: diritti garantiti per gli utenti, equa remunerazione per i creatori, chiarezza delle regole per le piattaforme".

Il testo prevede, all’articolo 11, che le Internet company che ripubblicano contenuti altrui, come Google e Facebook, condividano una parte dei ricavi (da pubblicità, soprattutto) con i titolari del diritto d’autore su quei contenuti. In base all’articolo 13 della direttiva, le piattaforme come YouTube e Instagram, su cui circolano non solo opinioni ma immagini, video e musica, dovranno rimuovere i contenuti protetti da copyright. Saranno escluse, invece, da questi obblighi le startup per cui si contano meno di cinque milioni di utenti unici mensili.

Si parla al futuro perché al testo mancano ancora alcuni semafori verdi prima che si trasformi in direttiva: l’approvazione degli organi competenti del Consiglio e del Parlamento europeo. Un’approvazione che la Commissione auspica di ottenere prima delle elezioni di maggio: con nuovi rappresentanti nelle istituzioni, infatti, si rischierebbe di dover ricominciare da capo. E se è vero che i Paesi membri hanno raggiunto un accordo votato a maggioranza, all’interno del Consiglio voci minoritarie potrebbero aggregarsi per fare opposizione.