Corsa a ostacoli per l’e-commerce esterofilo

di Valentina Bernocco
pubblicato martedì 24 gennaio 2012

Due terzi dei retailer di sei Paesi europei, Italia inclusa, considerano il commercio online come indispensabile per la propria crescita. E uno su quattro guarda all’export. Logistica e normative fiscali sono tra i principali freni allo sviluppo. Lo dice una ricerca condotta da Accenture.

La burocrazia fa male all’e-commerce: è questa l’opinione diffusa dei retailer europei attivi anche sul canale online, stando a una ricerca commissionata ad Accenture dalla European Retail Round Table, associazione dell'Unione Europea che rappresenta i ceo delle maggiori società di vendita al dettaglio nel Vecchio Continente, ovvero Asda-Walmart, C&A, Carrefour, Delhaize, El Corte Ingles, H&M, IKEA, Inditex, Marks & Spencer, Mercadona, Metro Group, Royal Ahold e Tesco.

L'uso di smartphone e tablet per fare acquisti online è in costante scesa


Accenture ha intervistato 146 operatori con entrate annuali superiori ai 100 milioni di euro attivi in sei diversi settori di vendita – alimentari, prodotti per la casa, elettronica di consumo, abbigliamento, cosmetici e prodotti per il tempo libero – e in sette Paesi europei: oltre all’Italia, Danimarca, Francia, Germania, Polonia, Spagna e Regno Unito.

Il dato di fondo identifica il commercio elettronico come un’importante leva di sviluppo del business: il 68% degli intervistati considera l’espansione delle proprie attività di vendita online come strategia prioritaria per la crescita. Un quarto del campione guarda anche oltre confine, dichiarando di poter aumentare le entrate migliorando l’andamento delle vendite fuori dal proprio Paese.

"Cominciamo a vedere i retailer spostarsi – ha commentato Janet Hoffman, responsabile Accenture Retail Practice a livello mondiale – da una posizione difensiva, volta a proteggere la propria quota di mercato e sfruttare le possibilità offerte dal mercato domestico, a una posizione più aggressiva, finalizzata a cogliere le nuove opportunità commerciali che emergono in Europa”.

Diversi elementi ostacolano però i progetti espansionistici dei rivenditori. La burocrazia, innanzitutto: in molti faticano a destreggiarsi tra le varie leggi, regolamenti e pratiche locali. Il campione ha citato, tra i fattori di difficoltà, i costi delle diverse norme nazionali in materia di transazioni commerciali con i consumatori, quali la vendita a distanza o il trasferimento di dati (nel 42% delle risposte), le diverse leggi sul lavoro (42%) e normative fiscali (42%), il rispetto delle diverse aliquote Iva (34%) e le differenze tra le leggi in materia di imballaggio ed etichettatura (38%).


Fonte: Accenture European E-commerce Survey, 2011


“L’e-commerce in Europa offre una grande opportunità di crescita ai retailer – ha dichiarato Hoffman –, tuttavia per coglierla è necessario concentrarsi sulla creazione di modelli operativi innovativi e a basso costo, che combinino l'agilità e la flessibilità delle procedure di acquisto online con la forza del marchio e con la convenienza di punti vendita fisici”.

Secondo Accenture, attualmente già il 40% dei consumatori europei compra online, utilizzando in misura crescente smartphone e tablet come strumento, e i social network come luogo di acquisto.


 
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