Partita circa dieci anni fa con un’offerta di Platform-as-a-Service (PaaS) per la gestione dei servizi It, da almeno tre anni il posizionamento di ServiceNow è andato verso l’industrializzazione dei processi aziendali, allargandosi però progressivamente verso altri ambiti come Crm, risorse umane, sicurezza, asset software e, ovviamente, i servizi cloud. Oggi la società sta raccogliendo i frutti di questo processo di diversificazione. E i numeri lo testimoniano. L’esercizio 2016 si è chiuso con una crescita del 40 per cento, mentre nel 2017 si prevede un incremento del 32 per cento e il volume d’affari, già arrivato al miliardo di dollari nel 2015, dovrebbe superare quest’anno gli 1,84 miliardi. Per arrivare poi alla fine del decennio a quattro.

In trend apparentemente inarrestabile, sostenuto dalla crescente domanda di automazione. Una fotografia scattata dallo studio “Today’s state of work: at the breaking point”, realizzato dallo stesso vendor su oltre 1.850 manager di alto livello in sette Paesi del mondo, cristallizza una verità indiscutibile: il 40 per cento delle aziende afferma che nel 2018 avrà bisogno di un’automazione maggiore per gestire il volume dei task lavorativi.

Inoltre, il 75 per cento afferma che i dispositivi mobili e dell’Internet delle cose contribuiscono a questo sovraccarico e la metà delle imprese ha già iniziato a utilizzare l’automazione intelligente in uno o più processi di business. L’84 per cento ha comunque intenzione di servirsene prossimamente. Fra i processi più automatizzati ci sono supporto e help desk It, ordini di acquisto e di tecnologia.

Per provare a tenere il ritmo della crescita fin qui conseguito, continuando a rispondere ai bisogni dei clienti, i prossimi passi di ServiceNow in Italia (la filiale esiste da quattro anni) riguarderanno l’ampliamento del target e del canale. Nel primo caso, il radicamento nel mid-enterprise, vale a dire da 500 postazioni in su, dovrà essere rafforzato dalla fascia Smb che, a detta del country manager Rodolfo Falcone, fresco di nomina, appare sempre più servita dai carrier Tlc (capaci di offrire connettività, sicurezza, cloud e altro) con il supporto di realtà come ServiceNow.

Sul fronte partner, alla nomina di Bernardo Palandrani come responsabile per il sud Europa, fa da contrafforte la volontà di espandersi verso la fascia alta del canale e i system integrator, dove peraltro c’è già una presenza di rilievo. D’altra parte, le competenze su ServiceNow fanno gola anche a consulenti e società di servizi, come dimostra Accenture, che in meno di due anni ha acquisito quattro realtà specializzate (Cloud Sherpas, Nashco, Solid-Servision e Focus Groupe).

 

 

A livello di offerta, nell’ultimo periodo hanno fatto notizia gli annunci tecnologici arrivati dalla manifestazione Knowledge 17, a cominciare da Intelligent Automation, un nuovo sistema che applica tecniche di machine learning. Ci sono poi, tra gli altri, Enterprise Onboarding and Transitions, che velocizza i processi di integrazione dei neoassunti, il sistema di monitoraggio Trusted Security Circles e un rafforzamento della componente di accesso alle risorse sulla nuvola con Cloud Management.

Un ambito, quest’ultimo, che ha contribuito notevolmente all’espansione del vendor. “Ci occupiamo di portare in cloud quello che sta nei data center. Mettiamo a disposizione delle aziende una piattaforma unica e condivisa fra chi chiede e chi eroga i servizi, attraverso workflow standardizzati, puntando su velocità e semplicità”, spiega Falcone.