Twitter e Facebook provano a dare una ripulita ai propri ambienti. Il social network dell’uccellino, mantenendo la parola data, ha iniziato a sospendere numerosi account che più volte hanno postato messaggi razzisti e di odio, in particolar modo negli Usa e nel Regno Unito. Nella lista di proscrizione sono finite anche personalità famose, tra cui Jayda Fransen, la vicepresidente del movimento britannico di estrema destra Britain First. Fransen, nelle scorse settimane, aveva pubblicato tre filmati contro i musulmani, di cui uno si era poi rivelato completamente falso. La censura di Twitter in casi analoghi era già scattata in passato, ma con la nuova roadmap approvata di recente, l’azienda ha introdotto parametri ancora più restrittivi. Fra le policy “rafforzate” spicca sicuramente quella legata a messaggi minatori o di estrema violenza verbale, anche per le organizzazioni che promuovono l’uso della forza contro i civili per sostenere le proprie battaglie politiche.

Il social network azzurro prenderà di mira anche tutti gli account che “abusano o minacciano gli altri tramite le loro informazioni di profilo, inclusi username, display name e biografia”. Da questo momento in poi, quindi, chiunque includerà minacce, insulti, epiteti razzisti e così via nelle proprie informazioni del profilo verrà sospeso in modo permanente. L’obiettivo della società è quello di sviluppare “strumenti interni che ci aiutino a identificare questi account, insieme ai report forniti dagli utenti”.

Infine, tutte le immagini che inneggiano all’odio o sono comunque riconducibili a concetti violenti verranno considerate come “contenuti sensibili”. Sono inclusi anche loghi, simboli e tutte le rappresentazioni il cui obiettivo è quello di promuovere rancore e astio contro altre persone basandosi su razza, religione, disabilità, orientamento sessuale e origini etniche. “Se questo tipo di contenuti comparirà nelle immagini di profilo o di copertina terremo conto dei report individuali e chiederemo al proprietario dell’account di rimuoverli”.

L’attenzione di Facebook in queste ore si è invece spostata sulla penalizzazione dei post ingannevoli, vale a dire i contenuti realizzati appositamente per generare click. “Una tecnica”, ha scritto il colosso di Menlo Park in un blog post, “nota come engagement bait, che cerca di trarre vantaggio dall’algoritmo del News Feed per ottenere un reach maggiore, aumentante il coinvolgimento” degli utenti. A partire da questa settimana, quindi, Facebook inizierà a declassare queste tipologie di post pubblicati dalle singole persone e dalle pagine.

 

 

Le diverse tipologie di "baiting" previste da Facebook

 

L’azienda si farà “aiutare” dal machine learning: il team dedicato del social network ha infatti allenato modelli di apprendimento automatico con “centinaia di migliaia” di contenuti, per automatizzare il più possibile il riconoscimento delle campagne di adescamento. Nelle prossime settimane Facebook alzerà ancora di più l’asticella nei confronti delle pagine che sfruttano l’engagement bait in modo sistematico per aumentare il proprio reach. Il nuovo approccio sarà però graduale, per dare tempo agli editori di adeguarsi al cambiamento e imparare a evitare post inappropriati.