Apple si interessa alla Barbie, non per giocarci ma per impossessarsi di una tecnologia di intelligenza artificiale che potrà tornare utile a Siri. L’ultima acquisizione della società di Cupertino, secondo indiscrezioni, è PullString: una startup fondata da ex dipendenti Pixar a San Francisco nel 2011. Si chiamava allora ToyTalk, nome poi abbandonato, ed è nota soprattutto per aver collaborato con Mattel alla realizzazione di Hello Barbie, una versione “tecnologica” e “intelligente” della bionda spilungona (non più solo bionda, in realtà, esistendone varie declinazioni), dotata di abilità conversazionali.

 

Collegata a una rete WiFi e controllata tramite un’app per smartphone e un tasto d’accensione camuffato nella cintura dei jeans, questa particolare Barbie può sostenere un elementare scambio di battute pur senza offrire un’esperienza d’uso lontanamente paragonabile a quella di Siri, Google Assistant o Alexa. Era forse presto per un prodotto del genere, che all’epoca - perché quattro anni fa sono davvero un’epoca, tecnologicamente parlando - era stata vista con sospetto, come un giocattolo lesivo della privacy.

 

Tuttavia la bambola chiacchierona, non economica e nemmeno troppo apprezzata fra i clienti di Amazon, evidentemente è parsa ad Apple come un’imperfetta ma promettente dimostrazione delle potenzialità di PullString. La sfida è, in realtà, tutt’altro che ludica: sul piatto ci sono non solo quote di mercato nei software vocali per dispositivi mobili, ma anche e soprattutto i dispositivi connessi per la “smart home”.

 

Apple HomePod

 

Oggi il mercato degli smart speaker cresce a pieno ritmo, trainato decisamente da Amazon e a seguire da Google. L’HomePod di Apple è un prodotto valido, specie per la riproduzione musicale, ma ancora limitato nella diffusione: in Italia, per esempio, non è ancora sbarcato.  Dunque è qui, più che nel mobile, che la Mela deve recuperare terreno rispetto alla apripista Amazon (con Alexa e i dispositi Echo) e a Google (Google Assistant e Google Home), due società con cui la stessa PullString ha collaborato in passato sul fronte del softrware.

 

Quanto è disposta a investire un’azienda come quella di Tim Cook, costretta a fare i conti con il rallentamento degli iPhone ma certo non a corto di finanze e con utili da record? Secondo le indiscrezioni, l’accordo di acquisizione di PullString prevederebbe uno scambio di 30 milioni di dollari, a cui se ne aggiungeranno altri dieci da spartirsi solo tra gli alti dirigenti della startup. Un’enormità se non ti chiami Apple ma una cifra modesta per il colosso di Cupertino.