Forze distruttive, a volte in contrasto l’una con l’altra, accelerano la trasformazione dell’It aziendale. Il dibattito è noto: l’esplosione dei dati, la transione verso il mobile, l’ingresso dei social network in azienda e ancor di più il cloud computing stanno modificando sia le infrastrutture, sia le strategie It delle organizzazioni. Quello che però non sempre viene sottolineato è come queste forze possano anche rallentare l’evoluzione tecnologica, per esempio qualora i decisori aziendali non siano in grado di calcolarne tutti i rischi e conseguenze, oppure qualora si compiano errori di valutazione sulla capacità necessaria al proprio data center.

Infografica dallo studio di Colt (clicca per ingrandire)


Uno studio di Colt è illuminante in tal senso. L’azienda, specializzata in erogazione e integrazione di servizi It, di rete e data center, ha intervistato via Web 503 decisori It (in ambito infrastrutture) di aziende britanniche, francesi, tedesche e olandesi, scoprendo come oggi, più di un anno fa, sia difficile delineare strategie coerenti e rapide per la gestione e la tasformazione dei data center. Paradossalmente, mentre il ritmo dell’innovazione It e delle nuove implementazioni diventa più serrato, le strategie riguardanti i centri dati rallentano. Il 62% degli intervistati, in media, ha parlato di cicli di cambiamento più estesi nel tempo.

“Quattro macro trend, trainati dalla tecnologia e significativi a livello globale, impattano in modo sostanziale sulle operazioni di business” ha commentato Matthew Gingell, director della divisione Data center services di Colt. “L’interazione social, il mobile, il cloud e i Big Data sono fra i primi pensieri per molte aziende in rapida crescita. Il data center dovrebbe essere il fulcro su cui ruotano le aziende spinte dalla tecnologia. E tutta via è preoccupante notare come i processi strategici relativi ai data center stiano rallentando, in un momento in cui dovrebbero invece essere veloci ed efficienti”.

Il concetto è ribadito, su un piano più generale, anche da Mimmo Zappi, general manager della Divisione Enterprise di Colt in Italia: “Il mondo del lavoro è in continua trasformazione e tutti si confrontano con il dover tenere testa alle innovazioni tecnologiche e all’aumento delle tensioni in un ambiente in rapida evoluzione. Questa pressione è particolarmente sentita dai responsabili dei reparti It. A causa dell’esplosione delle tecnologie social e mobile, che hanno creato una forza lavoro mondiale operativa 24/7, i responsabili dell’area It devono continuamente aggiornare i modelli di business per essere sempre innovativi ed efficaci”.

“Per la funzione It”, prosegue Zappi, “questo significa non solo gestire le tecnologie esistenti che richiedono molta manutenzione, ma anche, in teoria, essere in grado di adattare le infrastrutture tecnologiche ai cambiamenti in atto”. La pratica, però, è spesso diversa dalla teoria. Come dimostrato da un altro studio di Colt, un responsabile It su cinque pensa che la propria struttura di data center non sia in grado di stare al passo con i cambiamenti.

“Gli attuali investimenti in It”, sottolinea il general manager italiano, “tendono verso due direzioni: da una parte il mantenimento di infrastrutture tradizionali per paura di cambiamenti su larga scala; dall’altra, leader che operano grandi sviluppi per implementare le più innovative tecnologie. Ma, come si può immaginare, nessuna delle due situazioni è ideale”.

Come reagire? La formula magica non esiste, ma il suggerimento di Colt è quello di affidare ai chief information officer “un ruolo strategico, sempre più incisivo, che vada ad affiancarsi ai decisori chiave dell’azienda, contribuendo in maniera complementare alla ridefinizione delle performance aziendali e quindi al raggiungimento degli obiettivi. Su un mercato che vede la tecnologia insediarsi in tutti i dipartimenti, il Cio che ottiene un ruolo primario per lo sviluppo dell’azienda è colui che capisce come operano e interagiscono tra loro le diverse divisioni e quali sono gli obiettivi strategici di clienti e fornitori, e che di conseguenza riesce a trasformare il dipartimento It in fornitore di servizi per la stessa azienda”