29/03/2012 di Redazione

Data center: l'imprevisto è in agguato, ma gestibile

Emerson Network Power stila il decalogo dei principali inconvenienti che affliggono le sale macchine: dai guasti ai server alle falle nel sistema di raffreddamento, fino all’errore umano. Come affrontarli? Tecnologie e best practice sono la prima risposta

immagine.jpg

Non tutto è scritto e predeterminato nel “freddo” mondo della tecnologia, ma anzi sia la componente umana e sia quella inanimata di componenti, sistemi e processi possono dare campo libero al cosiddetto imprevisto: una parola che, nel caso dei data center, racchiude più significati. A evidenziare i dieci più importanti ci ha pensato Emerson Network Power, divisione di Emerson specializzata in soluzioni hardware, software e infrastrutture per i sistemi IT e i data center.


  "Per i manager di  data center o i responsabili IT – ha sottolineato Peter Panfil, vice presidente Global  Power della compagnia – non c'è niente di più destabilizzante degli  imprevisti. Speriamo  che questo elenco aiuti i professionisti dell'IT ad anticipare in modo più efficace queste problematiche, preparandosi ad affrontarle con le tecnologie, soluzioni e best practice più adeguate".

L’elenco, presentato durante il convegno Data Centre World Spring di Afcom, comincia constatando l’alta densità dei rack raggiunta da molti centri: il valore medio fra 2006 e 2009 ha oscillato tra 6,0 e 7,4  kW per rack, ma secondo l’ultima indagine di Data Centre  Users’ Group salirà a 12,0 kW nel giro di  tre anni. Con l’aumentare di questo valore diventa sempre più critico assicurarsi che gli Ups (Uninterruptible Power Supply, i gruppi statici di continuità che assicurano alimentazione elettrica anche in caso di blackout), ma anche i metodi di raffreddamento possano reggere il sistema.

Altro problema in agguato è l’inadeguatezza delle tecnologie infrastrutturali – come appunto Ups o sistemi di condizionamento – rispetto alle necessità future. Emerson sottolinea come i server vengano sostituiti all’incirca ogni tre anni, mentre gli apparati infrastrutturali durino molto più a lungo, anche decenni: è importante dunque scegliere soluzioni flessibili, ovvero modulari e scalabili, per adattarle a diverse esigenze nel breve e lungo periodo.

Il terzo punto è un punto dolente: il temutissimo downtime. A tempo perso equivale denaro perso: secondo uno studio di Ponemon Institute il fermo può costare a un'azienda una media di 5mila dollari al minuto, ossia 300mila dollari all'ora; e le cause più frequenti sono i guasti delle batterie e il superamento della soglia di capacità dell'Ups. Il consiglio di Emerson è di investire in infrastrutture adeguate al carico di lavoro ed effettuare controlli preventivi sullo stato della batterie.

Il quarto colpevole, in caso di guasti, sono i liquidi: l’acqua utilizzata per il raffreddamento in molti data center e fuoriuscita da valvole che perdono, ma anche – banalmente – quelli rovesciati incautamente da bibita o da un caffè sulle apparecchiature. Sempre secondo Ponemon, il 35% delle interruzioni è dovuto alla penetrazione di liquidi di qualche tipo. Attenzione dunque alle valvole, ma anche a dove si lasciano in giro bicchieri, tazze e tazzine.

Altro aspetto critico è il carico di energia richiesto dagli attuali server virtualizzati: anche se il numero delle unità del sito può ridursi, il dispendio di corrente può essere fino a cinque volte superiore rispetto alle apparecchiature precedenti. Non esiste un rimedio, ma ci si può  preparare facendo in modo che l'infrastruttura sia adeguata a supportare le  esigenze di alimentazione e di condizionamento dei sistemi virtualizzati.

L’imprevisto può poi colpire nel caso il monitoraggio non sia stato eseguito correttamente o con la necessaria diligenza. Ma non è sempre un problema di pigrizia: per i responsabili IT accedere ai dati e interpretarli correttamente può rivelarsi  un arduo compito. Secondo un sondaggio condotto da Emerson Network Power tra  i professionisti del data center, i manager utilizzano in media quattro  diverse piattaforme software per gestire l'infrastruttura fisica. Il 41%  degli intervistati afferma di produrre ogni mese tre o più rapporti per i  supervisori, impiegando (in un terzo dei casi) anche  più di tre ore  per prepararli. La soluzione? Scegliere un'unica piattaforma di  monitoraggio e gestione.

Un sistema di raffreddamento di Emerson Network Power


Al settimo punto riguarda possibili difficoltà per chi è chiamato a controllare che tutto fili liscio. Le responsabilità degli amministratori IT si stanno ampliando, ora che i sistemi di riscaldamento, ventilazione e  condizionamento dei siti sono sempre più informatizzati. Le soluzioni di Dcim possono aiutare, migliorando la visibilità e il controllo su tutti gli aspetti dell'infrastruttura dell’edificio che ospita i server.

Attenzione anche – ottavo punto – all’armonia con cui devono funzionare i diversi dispositivi che compongono il centro e che, con l’aumentare dei dati da gestire e dunque delle soluzioni modulabili in tempo reale, lavorano in modo sempre più integrato. Il vantaggio è la maggiore efficienza operativa, ma non è più sempre possibile abbinare in totale libertà componenti di produttori diversi.

Emerson ci ricorda poi come sia delicato, ma anche vantaggioso in termini di tempo e costi risparmiati, poter sfruttare soluzioni modulari, integrate e di rapida implementazione, adatte a qualsiasi spazio. Il data center, insomma, è ormai anche “on demand”, installabile in piccola scala anche dentro un armadio o una saletta conferenza.

L’ultimo punto sottolinea le ampie variazioni nell’utilizzo della rete da parte di alcuni settori, come per esempio quello finanziario, soggetti a picchi e a periodi di quasi totale inattività a seconda del momento del giorno. Ancora una volta, per gestire senza intoppi questi alti e bassi la soluzione risiede in un’ infrastruttura scalabile con controlli intelligenti.

scopri altri contenuti su

ARTICOLI CORRELATI