Non si ripeterà mai a sufficienza quanto un approccio strutturato alla governance dei dati sia essenziale nell'implementazione di un progetto di trasformazione digitale e questo sia ancor più vero in un'epoca di ibridazione delle infrastrutture e delle normative. La Digital Business Transformation (Dbt) Survey 2020 di The Innovation Group (realizzata su un campione di 145 business manager di aziende italiane medio-grandi) conferma come le tecnologie big data siano un'area di forte attrazione per gli investimenti delle realtà con cantieri aperti verso l'innovazione, anche se l'emergenza legata alla diffusione del Covid-19 rallenterà inevitabilmente lo sviluppo dei progetti in corso.

In termini di esecuzione, tuttavia, la presenza di piani di data governance ben definiti si colloca in fondo alla lista proposta dalla Dbt Survey, con una percentuale del 31% che appare misera, se confrontata soprattutto con il 58% delle progettualità realizzate con il commitment del management e del 50% dei progetti di multicanalità orientati al tracciamento delle relazioni con i clienti.

Lo scenario dovrebbe essere promettente per una realtà come Cloudera, che nell’autunno scorso ha lanciato la nuova Cloud Data Platform (Cdp), proprio per agevolare i dipartimenti It nella loro necessità di rispondere velocemente alle richieste del business, attraverso una soluzione open source, capace di mantenere policy e interfaccia comuni lungo tutto il percorso dei dati e, quindi, capace di intervenire anche in presenza di silos e componenti legacy, per spingere verso una logica più orientata al multicloud: “Siamo partiti con il supporto del public cloud ed entro l’estate completeremo il quadro con l’integrazione di una logica ibrida, containerizzando anche ciò che si trova nei data center dei clienti”, sottolinea Yari Franzini, regional director di Cloudera Italy.

Fino a oggi, la possibilità di rendere accessibili in modo universale le informazioni aziendali ha drenato maggiori risorse rispetto alla volontà di diffondere un approccio data-driven a partire dall'interno delle aziende. Cosa manca per trasformare un'esigenza pratica come la prima in un elemento strategico dei processi di trasformazione digitale?

Si potrebbe dire che finora sia mancata una visione di insieme, e che le organizzazioni si siano mosse in ordine sparso, sulla base delle singole urgenze e opportunità. Non è sbagliato, ma certo questo approccio opportunistico rappresenta solo un primo passo nella giusta direzione. Potendo riscontrare vantaggi operativi e di business su casi e progetti specifici, le aziende sono sicuramente invogliate a guardare oltre e ad estendere questo approccio data-driven a tutta l’organizzazione. Si tratta di un processo graduale, che chiama i vertici aziendali a ridisegnare processi ed equilibri, ma certo la disponibilità di piattaforme aperte, modulari e basate su standard come quella di Cloudera può contribuire a rendere questa evoluzione non solo indolore ma anzi immediatamente positiva per il business.

Yari Franzini, regional director di Cliudera Italy

 

Sul mercato, appaiono in crescita le soluzioni big data in cloud, ma a trarne vantaggio sembrerebbero essere soprattutto i big player, mentre Cloudera ricava ancora la parte più rilevante del proprio business dalle installazioni on-site. Come intendete operare su questo fronte e quali obiettivi vi siete dati?

Cloudera ha da tempo abbracciato la rivoluzione del cloud, tanto che possiamo a pieno diritto definirci una cloud data company. Ma non dimentichiamo certo i clienti che restando fedeli a infrastrutture più tradizionali e on-premise. Cloudera Cloud Data Platform consente una gestione estesa e unificata dei dati di un’organizzazione, ovunque essi risiedano, dall’edge al data center, passando per ogni tipologia di cloud. La nostra Cloud Data Platform sposa al 100% la filosofia del cloud, che sia privato, pubblico, ibrido o multicloud, in modo da poter prescindere da dove il dato effettivamente si trovi, consentendo alle aziende di muoversi senza problemi nella loro evoluzione cloud in base alle logiche di business e alla possibilità di investimento.

Quali sono i settori verticali che in Italia vi sembrano più ricettivi al cambiamento?

Tipicamente, i settori che si muovono in anticipo sono quelli ad alta intensità di dati e quelli in cui questi stessi dati rivestono un ruolo particolarmente critico. Il primo esempio è sicuramente quello del finance nella sua accezione più estesa (banking & insurance), in cui i dati sono fondamentali e anche straordinariamente sensibili, per cui devono essere gestiti in modo efficace almeno quanto sicuro. Un’efficace analisi proattiva dei dati permette anche di sviluppare servizi avanzati, con l’obiettivo di creare vantaggio competitivo, e penso alle telco ed al comparto energy e utilities. Nel 2020 stiamo indirizzando di più mercati come la Pubblica Amministrazione, il retail e l’industria. Nonostante gli effetti della crisi legata al Covid-19, contiamo di mantenere un tasso di crescita in linea con gli anni precedenti, anche sfruttando le forti esigenze in direzione della real time analytics e dell’intelligenza artificiale.