Il mondo dei supporti per la memoria è in evoluzione, ma uno dei rischi connessi al loro utilizzo rimane costante: la perdita dei dati. Un esperto in materia come Kroll Ontrack, società specializzata in recupero dati, cancellazione sicura e computer forensics, si è chiesto se due tecnologie intimamente diverse fra loro per costi, caratteristiche fisiche e prestazioni - gli hard disk tradizionali e le unità Solid State Drive - rappresentino, oggi, due alternative anche sotto questo punto di vista.

La risposta arriva dagli intervistati di 320 aziende italiane, appartenenti a diversi segmenti di business fra cui l'It, la sanità, la pubblica amministrazione, i servizi, il manifatturiero e il settore bancario. Un primo dato attesta il crescente utilizzo della tecnologia Ssd, adoperata oggi dal 35,6% dei professionisti, sia in ambito lavorativo sia privato. Secondo il 67% degli interpellati, il rischio di perdita dati sui supporti Ssd è uguale (per il 42,2%) o superiore (24,8%) rispetto a quello associato ai dischi fissi tradizionali, mentre solo un lavoratore su tre considera le memorie a stato solido come più sicure degli hard drive.

D'altra parte i vantaggi associati alla tecnologia Ssd, nella percezione degli utenti italiani, sono altri: ovvero la maggiore velocità di accesso ai dati, evidenziata da ben l'83,7% delle aziende intervistate come primo benefit, mentre solo l'8,8% ha citato  l'affidabilità e il 4,4% il risparmio energetico. Quanto alla presunta superiore longevità dei supporti non magnetici, a sostenere questo punto di vista è poco più di un terzo degli interpellati (35,1%), mentre il 44,2% ritiene che i dispositivi Ssd abbiano la stessa durata media di un hard disk tradizionale e il 20,7% una durata addirittura inferiore.

Quali sarebbero, al contrario, gli eventuali svantaggi associati alle memorie Ssd? Una fetta ben superiore alla metà del campione, il 66,7%, afferma di non riuscire a stimare la vita media di un drive a stato solido poiché tale valore è strettamente collegato all'utilizzo che si fa del dispositivo. Altri rischi percepiti riguardano possibili difficoltà nel recupero dei dati, dovute alla crittografia proprietaria (12,1%) e all'assenza di garanzie sulla cancellazione sicura dei file (4,1%), e c'è poi un 13,3% di professionisti che sostiene che non esistano rischi di alcun genere.

Chi ha ragione? "Nonostante spesso pravalga l'opinione che gli Ssd siano meno soggetti a perdita dei dati degli hard disk tradizionali, la ricerca mette in evidenza come in realtà solo il 33% degli intervistati consideri tale rischio più basso nei Solid State Drive", commenta Paolo Salin, country director di Kroll Ontrack Italia. "E anche la nostra esperienza sul campo conferma questa percezione: se si confrontano le quote di Hard Disk Frive e di Solid State Drive sul mercato con la distribuzione degli interventi di recupero dati su queste due tecnologie, non si notano vantaggi nell'utilizzo dei drive a stato solido".

Nel caso di perdita dei dati da Ssd", spiega Salin, "l'intervento di recupero è molto più complesso. I dati su Ssd/ Flash vengono memorizzati secondo logiche differenti rispetto agli hard disk tradizionali, il controller utilizza algoritmi di wear-leveling proprietari per la distribuzione dei dati nelle celle di memoria che cambiano da produttore a produttore, da modello a modello. Un intervento di successo su tale tecnologia richiede lo sviluppo e l'impiego di appositi tool e specifiche competenze, che differiscono dalle tecniche tradizionali d'intervento. Meglio quindi non affidarsi a presunti esperti".