Da quasi un anno la vita societaria di Tim è piuttosto travagliata, e un nuovo colpo di scena è arrivato oggi: Vivendi ha ritirato la richiesta di revoca di cinque dei 15 membri del Consiglio di amministrazione di Telecom Italia. Come noto la società francese, azionista di maggioranza relativa, da mesi si scontra il fondo statunitense Elliott, che invece ha la maggioranza in Cda, e la questione sul piatto è sempre la stessa: l’ipotesi di uno scorporo della infrastruttura di rete fisica dell’operatore di telecomunicazione, da affidare forse a una newco partecipata dalla stessa Tim e da OpenFiber. Vivendi osteggia il progetto, sostenuto invece da Elliott e dal nuovo amministratore delegato  Luigi Gubitosi, che ha preso il posto di Amos Genish dallo scorso novembre.

A gennaio l’Agcom aveva bocciato il progetto di scorporo, poiché a suo dire non risolverebbe l’attuale problema del monopolio infrastrutturale e non si tradurrebbe in un aumento della concorrenza. Poco più di due settimane fa, poi, Vivendi aveva chiesto nuove nomine per il Cda, cioè la cacciata di cinque consiglieri su 15: il presidente Fulvio Conti e poi Alfredo Altavilla (presidente del Comitato Nomine e Remunerazione), Massimo Ferrari (membro del Comitato Strategico e del Comitato Controllo e Rischi), Paola Giannotti de Ponti (presidente del Comitato per il Controllo e i Rischi) e Dante Roscini (lead independent director).

Ora l’ennesimo ribaltone: Vivendi ha rinunciato alla richiesta di revoca, a cui naturalmente si opponevano gli altri due azionisti, Elliott e Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). La sensazione è che la francese, stretta fra le quote sempre maggiori delle altre due parti, stia cercando di convivere con loro senza arrivare a una rottura. “Abbiamo deciso di non proseguire con la nostra proposta”, ha spiegato un portavoce della società francese (come segnala Repubblica), sottolineando che “Vivendi ha investito 4 miliardi di euro in Tim” e ha tutto l’interesse a preservare il valore della società nel lungo periodo. È, anzi “più interessato di ogni altro azionista a ristabilire una governance collegiale e armoniosa nel board, che sostenga il management nel definire e attuare il piano nell'interesse di tutti gli azionisti, della società e di tutti i dipendenti".

Stando alle dichiarazioni, la condotta del Cda degli ultimi mesi ha “pesato sulla quotazione di borsa e sul funzionamento del business". Ora Vivendi auspica che il Consiglio di amministrazione sia “più efficace, indipendente e trasparente. Quindi siamo pronti a dare credito a quello che ha detto il Ceo gubitosi e di conseguenza, seguendo il suo suggerimento, abbiamo deciso di non dare seguito oggi alle nostre proposte di revocare e sostituire cinque consiglieri, a patto che questo sia il voto dell'assemblea”.