Mancanza di risorse, gestione incoerente dei diversi ambienti IT, insufficienti misure di backup: sono queste, secondo Acronis, le principali cause dell’impreparazione delle aziende in fatto di disaster recovery. L’ultimo studio realizzato in merito svela, infatti, che solo il 53% dei professionisti IT di piccole e medie imprese del settore edile e manifatturiero ha fiducia nella propria strategia di ripristino dopo un' eventuale emergenza.
I restanti intervistati prefigurano invece tempi di downtime lunghi, e corrispondenti a perdite economiche e di competitività per l’azienda Il dato emerge dal Global Disaster Recovery Index 2012, basato su interviste realizzate fra settembre e ottobre dello scorso anno su 6mila professionisti IT di altrettante aziende piccole e medie (con al massimo mille dipendenti) operanti sei settori edile e manifatturiero in 18 Paesi.
Sul perché la business continuity appaia, in un caso su due, a rischio, Acronis fornisce una spiegazione chiara: gli investimenti in protezione dei dati dell’industria edile e manifatturiera sono inadeguati. E la colpa, tanto per cambiare, è (anche) della crisi economica, dal momento che quasi la metà (45) degli intervistati ha individuato nella carenza di budget e risorse IT i maggiori ostacoli, mentre un quarto delle persone ha dichiarato di non avere l’appoggio del proprio team dirigenziale.
Sotto accusa, in particolare, ci sono le strategie di gestione dei diversi ambienti – tradizionali, cloud e virtuali – in cui i dati sono allocati. Caso estremo è quello dell’11% delle aziende che affermano di non investire affatto in sistemi di backup e disaster recovery, mentre il 40% trascura la sicurezza dei server virtuali, eseguendone il salvataggio soltanto mensilmente o addirittura a intervalli indefiniti.
Lo studio sottolinea poi come le nuove tecnologie di virtualizzazione e cloud computing – certamente un’opportunità per apportare maggiore efficienza alle organizzazioni – comportino nuove sfide non sempre facili da gestire. Per il 67% dei manager, il maggiore ostacolo dei contesti ibridi è lo spostamento dei dati tra ambienti fisici, virtuali e cloud. Un quarto (26%) ha virtualizzato almeno la metà dei propri server di produzione e altri lo faranno nei prossimi mesi: tuttavia, come si diceva, solo il 60% si preoccupa di eseguire backup frequenti.
Una soluzione per conciliare risparmio e necessità di sicurezza potrebbe essere l’adozione del cloud per il disaster recovery: una scelta che, però, riguarda ancora una minoranza di soggetti. Il 53% delle aziende intervistate riconosce la potenziale riduzione dei costi operativi ottenibile, ma la maggior parte di esse continua a fare a meno della nuvola per il backup, a causa di timori legati a sicurezza e disponibilità.
Questo “approccio incoerente”, sottolinea lo studio, provoca un’altrettanto incoerente gestione dei dati negli ambienti ibridi. In troppi si affidano ancora a una serie di tool differenti per le varie sedi, e oltre un terzo (36%) ricorre a tre o più soluzioni diverse per proteggere i propri dati. Le stesse vengono impiegate per attività diverse quali il backup, l’imaging del sistema, l’applicazione di patch, migrazioni e testing, favorendo inefficienze ed errori.
“Il settore industriale subisce pressioni in costante aumento – ha affermato Mauro Papini, Country Manager di Acronis Italia –. Le eccellenze nella gestione della qualità, l’ottimizzazione e l’automazione del comparto sono innegabili, ma è altrettanto chiaro che le strategie di backup e disaster recovey applicate non stanno al passo con la crescente adozione della virtualizzazione”.
“La velocità – ha proseguito Papini – è un fattore chiave di differenziazione, l’aumento della produttività una priorità strategica; entrambe aumentano l’intolleranza verso potenziali downtime. Per le organizzazioni del settore industriale che mirano a consolidare e uniformare i piani di backup e disaster recovey l’unica strada percorribile è l’adozione della nuova tecnologia. Così facendo, i livelli di fiducia aumenteranno e il compito dei manager IT risulterà semplificato”.