Donald Trump blocca il tentativo di acquisizione di Qualcomm da parte di Broadcom in chiave anti-cinese. Con una mossa insolita, il presidente statunitense ha firmato un decreto esecutivo che al momento mette la parola fine sulla vicenda, ritenuta pericolosa per la sicurezza nazionale. La decisione di Trump è arrivata dopo che il Ceo dell’azienda, Hock Tan, si è incontrato con i vertici del Pentagono: evidentemente l’amministrazione Usa non ha ritenuto sufficiente la garanzia del trasloco della sede del gruppo da Singapore agli Stati Uniti (in origine il quartier generale della società era infatti a Irvine, in California), che dovrebbe essere operativo dal prossimo 3 aprile. “C’è una prova credibile che Broadcom, rilevando Qualcomm, possa rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, ha scritto Trump nell’ordine esecutivo dall’effetto immediato.

Una tesi, quella della protezione degli asset strategici, già sostenuta dal Comitato per gli investimenti esteri degli Stati Uniti (Cfius), che la scorsa settimana aveva espresso seri dubbi sull’operazione e aveva ordinato il rinvio della riunione degli azionisti di Qualcomm (che si terrà il 23 marzo). Broadcom ha incassato il colpo ma non si è dichiarata vinta. Anzi, in una nota ha sottolineato di non aver mai avuto “in programma di acquisire Qualcomm prima di aver portato a termine la nuova domiciliazione” negli Usa. Le paure della Casa Bianca, secondo il produttore, sarebbero quindi infondate. La partita rimane dunque aperta, anche se le probabilità che vada a buon fine sono sempre meno.

Broadcom potrebbe continuare imperterrita per la sua strada, ma rischierebbe di invischiarsi in un contenzioso legale dall’esito incerto contro lo stesso governo a stelle e strisce. La nuova era di protezionismo commerciale inaugurata da Washington ha fatto tirare un sospiro di sollievo anche a Intel, che stava monitorando con attenzione l’evolversi della vicenda, in quanto considerava l’acquisizione di Qualcomm una seria minaccia per il proprio business.

Secondo ricostruzioni giornalistiche, la casa di Santa Clara sarebbe stata pronta a rilevare Broadcom nel caso in cui quest’ultima fosse riuscita a mettere le mani sul chip maker concorrente. Non è comunque la prima volta che Donald Trump entra a gamba tesa sul mercato, ostacolando l’acquisizione di realtà americane da parte di aziende straniere. Lo scorso hanno aveva bloccato un accordo analogo fra Lattice Semiconductor e il fondo cinese Canyon Bridge Capital Partners.