IctBusiness aveva già incontrato Adrian McDonald lo scorso anno, parlando con lui di cloud e di edge-computing. Ora lo scenario è ovviamente diverso, e abbiamo pensato fosse utile tornare a capire da chi guida Dell Technologies in Emea qual è la fotografia dell'It durante e dopo la pandemia.

Può tracciare un bilancio di quest’ultimo particolare periodo?

È stato il trimestre più strano degli ultimi anni, anche perché è finito in modo molto diverso da come era iniziato. In quasi tutto il mondo la gente è rimasta a casa, e le tecnologie digitali hanno aiutato molto questa nuova normalità. Noi siamo soddisfatti dei risultati, abbiamo proseguito nel nostro lavoro senza impedimenti particolari perché la nostra cultura era già impostata sul lavoro agile. In questo trimestre, inoltre, c’è stato un salto di qualità in tutto il mondo digitale. Tutti hanno cercato soluzioni per lavorare da casa, in particolare la PA, la sanità, che ha dovuto fronteggiare un superlavoro, e l’istruzione, che ha dovuto anch’essa riorganizzarsi per operare da remoto. Noi abbiamo fatto un buon lavoro, eravamo al posto giusto nel momento giusto. In questa che è stata una vera e propria disruption, il mercato è andato alla ricerca degli operatori più grandi e solidi per cercare un partner forte e affidabile. Sul fronte dei numeri, abbiamo rispettato le previsioni, anche se il nostro parere è che in questo momento le previsioni non hanno senso, almeno finché il mercato non si stabilizzerà di nuovo. In ogni caso, la nostra divisione che eroga servizi è stata molto stressata, proprio a causa della grande richiesta di soluzioni di smart working. Ci tengo a dire che, in questo periodo, tutte le nostre persone si sono mosse in totale sicurezza, per loro e per i clienti.

Qual è stato secondo lei il fenomeno più dirompente in questa situazione particolare?

Secondo me la collaboration è stato il fenomeno più evidente. Nessuno l’aveva mai implementata su larga scala, ora invece si fanno eventi di massa anche più volte alla settimana. Grazie alla collaboration, anche quella più limitata tra colleghi o con i clienti, abbiamo scoperto che possiamo essere più produttivi e spendere meno in trasferte.

E qual è la lezione che abbiamo imparato, nel business, dal lock-down?

Sicuramente ora tutte le aziende hanno capito l’importanza del digitale, e hanno capito che senza un uso corretto degli strumenti digitali perdono. Tutti sapevamo che stavamo vivendo in un’era digitale ma molti erano ancora nella fase di studio, stavano cercando di capire come cambiare e trasformarsi. Ora questo processo si è accelerato, in pratica abbiamo realizzato due anni di sviluppo digitale in due mesi, e chi aveva un piano di sviluppo ha potuto accelerare più degli altri.

Quale sarà la “next big thing”?

Ci sono molte nuove prospettive. Sicuramente l’e-commerce è una delle più grandi. Ma in generale ci aspettiamo che il vero driver sarà la paura di non essere abbastanza digitali, quindi ci sarà più focalizzazione, più accelerazione. In questo scenario vedo molto bene gli hyperscaler, ma anche Dell Technologies ha tutte le carte in regola per essere un vincitore.

Veniamo alle note dolenti. Non fate previsioni, ma qual è la vostra idea del business del prossimo futuro considerando che ora ci aspetta un’ondata recessiva?

Io penso che il secondo trimestre vedrà il punto più basso della domanda. Il terzo e il quarto vedranno una ripresa ma non raggiungeranno i livelli dello scorso anno. Il triennio 2021-2023 sarà invece il periodo d’oro dell’It, ci sono tutte le condizioni per assistere a un’innovazione di massa.

Che modello di It si imporrà negli anni d’oro?

Stiamo tornando a un modello decentralizzato, e l’edge-cloud diventerà la parte più importante. Ovviamente Dell è in prima linea in questo segmento, anche per questo sono ottimista per il futuro.