Google sull’intelligenza artificiale non vuol commettere altri errori, dopo il passo falso della collaborazione con il Pentagono per i droni sperimentali di Project Maven e le conseguenti polemiche che l’hanno portata a uscirne. A giugno del 2018 da Mountain View era emerso un vero e proprio codice etico sull’impiego dell’AI, che nel caso di Google significa soprattutto gli algoritmi e la tecnologia di TensorFlow: non potranno essere usati per fare del male, violare diritti umani o creare discriminazioni, ma anzi dovranno prestarsi al bene comune, alla difesa della privacy e al progresso scientifico. Oltre che l’uso di TensorFlow esterno a Google, cioè prestato ad aziende e Stati, la questione riguarda l’utilizzo che l’azienda ne fa internamente, sia nei servizi Web (motore di ricerca in testa) sia in Android e Google Assistant.

Ora quel codice etico dovrà iniziare a tradursi in realtà, e potrà farlo con l’aiuto di un gruppo di consulenti formato da economisti, filosofi, matematici, informatici, ingegneri, sociologi. Un “advisory council esterno”, complementare alla struttura interna a Google già impegnata a concretizzare i principi di AI definiti l’anno scorso. Più precisamente l’Advanced Technology External Advisory Council (Ateac), studierà “alcune delle sfide più complesse racchiuse sotto ai nostri Principi di AI, come il riconoscimento facciale e la correttezza del machine learning, fornendo diversi punti di vista”, ha spiegato la società.

Alessandro Acquisti

 

Tre donne e cinque uomini di varie nazionalità compongono questa speciale task force di pensatori: Dyan Gibbens, esperta di ingegneria industriale e sistemi robotici e Ceo di Trumbull;  Kay Coles James, esperta di policy pubbliche nazionali e locali e presidentessa della  The Heritage Foundation; la britannica Joanna Bryson, esperta di rapporti tra psicologia, etica e intelligenza artificiale, in cattedra all’Università di Bath; Bubacarr Bah, ricercatore e docente di matematica in università del Sudafrica; De Kai, ricercatore nel campo del machine learning, della comprensione del linguaggio naturale e della tecnologia musicale, in cattedra al Politecnico di Hong Kong e all’International Computer Science Institute di Berkeley; William Joseph Burns, esperto di politica estera e diplomatico, con oltre trent’anni di carriera in agenzie statunitensi; Alessandro Acquisti, economista e ricercatore esperto di privacy, che fra le altre cose è anche docente di Information Technology and Public Policy all’Heinz College della Carnegie Mellon University; e un altro italiano, Luciano Floridi, filosofo specializzato in etica del digitale, docente di Filosofia ed Etica dell’Informazione all’Università di Oxford e fellow dell’Alan Turing Institute.

Gli otto si riuniranno in quattro meeting in programma quest’anno, il primo dei quali in aprile. Ciascuno di loro opererà all’interno dell’Ateac in quanto singolo, e non come rappresentante delle università, aziende o istituzioni per cui lavora.

 

Luciano Floridi