Dai fasti di Amazon alla cenere di eBay. La piattaforma di aste online ed e-commerce soffre sempre più l’agguerrita concorrenza del rivale di Seattle, che ha chiuso un altro Prime Day con numeri da capogiro. Ebay ha riportato ieri i conti del secondo trimestre e, seppure i ricavi siano cresciuti del nove per cento anno su anno a 2,6 miliardi di dollari, le cifre sono risultate inferiori alle attese degli analisti. Wall Street si aspettava infatti un giro d’affari di 2,67 miliardi. L’utile netto della società è salito però a 638 milioni, pari a un utile per azione (Eps) dopo la diluizione di 64 centesimi. A pesare sui conti del gruppo è stata soprattutto la performance deludente di Stubhub, piattaforma per l’acquisto e la rivendita di biglietti di spettacoli ed eventi sportivi, che ha registrato la peggiore crescita (4 per cento) dal secondo trimestre del 2017. Ebay è stata quindi costretta a rivedere le stime per l’anno fiscale 2018, tagliando la previsione di fatturato da 10,9-11,1 a 10,75-10,85 miliardi di dollari.

I numeri di eBay non sono piaciuti ai mercati, che hanno spinto il titolo della società giù del cinque per cento a 36 dollari dopo la chiusura. Nel periodo compreso fra aprile e giugno, eBay ha proseguito l’operazione di riacquisto di azioni proprie per circa un miliardo di dollari. A spaventare gli investitori, comunque, non sono tanto i numeri pubblicati dalla società statunitense, ma la sua incapacità di tenere il passo con i competitor.

Il settore dell’e-commerce non è presidiato solo da Amazon, ma anche da molti altri retailer “tradizionali” che hanno ormai capito l’importanza di garantire esperienze di acquisto online sempre più coinvolgenti. Come sottolineato da Josh Olson, analista di Edward Jones, eBay “cresce la metà rispetto al segmento nel suo complesso”. Da qui nascono i timori dei mercati, che vedono arrancare con preoccupazione il sito di aste fondato nell’ormai lontano 1995.