“Squadra che vince non si cambia”, così sintetizza la strategia di Rad Hat Gianni Anguilletti, country sales manager per l’Italia. “La nostra missione è di continuare a migliorare l’efficienza operativa dei nostri clienti attraverso l’abbattimento dei costi e l’ottimizzazione delle loro infrastrutture. Cioè realizzare sempre più casi di successo come quello di Terna, operatore in campo elettrico che, dopo aver valutato attentamente le tecnologie e competenze che potevamo mettere a disposizione, ha deciso di utilizzarle massivamente quale piattaforma per ospitare le applicazioni che oggi sono destinate alla gestione del monitoraggio e dell’erogazione di energia elettrica sul territorio nazionale”.

Gianni Anguilletti, country sales manager per l’Italia di Red Hat


“Oppure”, spiega ancora Anguilletti, “come nel caso di Intesa San Paolo, che ha deciso di usarle per ospitare applicazioni particolarmente sofisticate che consentono, attraverso 6 miliardi di calcoli effettuati quotidianamente, di verificare il grado di rischio al quale l’istituto è esposto con i suoi investimenti, per accantonare il giusto capitale”.

Red Hat, secondo Anguilletti, opera in un ambito particolarmente complesso in un mercato altamente competitivo: “Oggi le imprese sono impattate da pesanti tempeste finanziarie e le organizzazioni, che sono sempre più competenti, pretendono prodotti immediatamente disponibili, economicamente sostenibili, funzionalmente perfetti”.

“A fare da eco a questi fenomeni strutturali”, prosegue il country manager, “abbiamo dei trend tecnologici come i Big Data e gli Anlaytics, che possono consentire alle imprese di essere più intelligenti. Oppure le Service-Oriented Architecture, che consentono di essere più efficaci nello sviluppare applicazioni e servizi integrati e interoperabili, e quindi meglio rispondenti alle necessità di dinamismo e innovazione. O, ancora, framework di rilascio e utilizzo di risorse informatiche, come il cloud computing, che sempre di più si avvicinano alle esigenze di efficienza operativa e flessibilità”.

L’anello di congiunzione fra questi trend tecnologici e i risultati concreti che le aziende possono raggiungere è, a detta di Red Hat, l’open source. Ovvero tecnologie concepite secondo il modello open, e corredate di servizi ingegneristici indispensabili per poterle utilizzare in ambiti sofisticati e mission critical.  “Siamo così convinti di questo”, prosegue Anguilletti, “da essere impegnati a rilasciare uno stack infrastrutturale che viene giudicato come il più completo dal punto di vista funzionale, e il più economico dal punto di vista della sua sostenibilità fra quelli oggi presenti sul mercato”.

Un stack che comprende sistema operativo, tecnologie di virtualizzazione, gestione di storage, middleware per la realizzazione di Service-Oriented Architecture e cloud. Il tutto, secondo Anguilletti, per realizzare infrastrutture informatiche contraddistinte da un elevatissimo grado di automazione, elastiche e orientate al business.

L’offerta e le novità

Come si declina tutto ciò? “Mettendo a fattor comune le diverse tecnologie Red Hat”, sostiene Brian Stevens, Cto e vice president worldwide engineering della compagnia, “come Red Hat Enterprise Linux ed Enterprise Virtualization, per sfruttare al meglio tutti i server e i device di storage e di rete. Il tutto può essere arricchito della componente di middleware con Application Server JBoss, ambienti che poi possono essere gestiti e monitorati  con i sistemi di System Management Red Hat Enterprise Network e JBoss Operation Network. Questo per automatizzare il più possibile il data center”.

“Ma perché i data center siano orientati al business”, prosegue il Cto, “sono necessari una serie di framework e tecnologie a marchio Red Hat che supportano le applicazioni, che devono essere governate da regole e processi di business e adattate alle condizioni sempre più mutevoli in cui le aziende si trovano a operare. Queste applicazioni possono far leva su un’enorme mole di dati attraverso uno strato di virtualizzazione dello storage (Red Hat Storage), potendo integrare dati che provengono da fonti eterogenee. L’accesso è reso più rapido da meccanismi di caching, come quelli permessi da JBoss Data Grid”.

“Per ottenere l’elasticità e la flessibilità necessarie”, precisa ancora Stevens, “è possibile utilizzare tutte queste risorse realizzando con strumenti Rad Hat delle Infrastructure-as-a-Service, oppure ricorrere a Open Shift per il Platform-as-a-Service, per arrivare a OpenStack, strumento di orchestrazione di cloud aperti e ibridi”.

Lo scorso dicembre la società ha annunciato una serie di novità relative alla propria strategia e offerta di soluzioni per l’open hybrid cloud, a seguito dell’acquisizione di ManageIQ, fornitore di soluzioni di enterprise cloud management e automation. Fra gli annunci spiccano l’aggiornamento dell’offerta enterprise Red Hat OpenStack con un programma Early Adopter e la disponibilità di Rdo, una distribuzione OpenStack supportata dalla community che opera su sistemi Red Hat Enterprise Linux, Fedora e sui loro derivati. Inoltre, Red Hat ha anche presentato Red Hat OpenStack Cloud Infrastructure Partner Network, un ecosistema globale di partner tecnologici e di servizio, teso ad accelerare l’adozione di soluzioni Red Hat Cloud Infrastructure.

“OpenStack rappresenta un esempio ideale di un’innovazione nel cloud guidata dalla community, e Red Hat ha il preciso impegno di portare su questa tecnologia un modello community-to-subscription che punta a ridefinire l’It, spiega il Cto Brian Stevens. “Sosteniamo l’ecosistema OpenStack con lo sviluppo di software e il nostro coinvolgimento nella comunità, inoltre annunciamo il nostro ulteriore supporto verso la comunità con il lancio di Rdo e verso i nostri clienti aziendali con le novità della nostra distribuzione Red Hat OpenStack”.



I numeri di Red Hat
Nell’esercizio fiscale 2013, che si è chiuso lo scorso 28 febbraio, Red Hat ha raggiunto un fatturato totale di 1, 33 miliardi di dollari, con  una crescita del 17% rispetto all’anno scorso. Il giro d’affari legato alle sottoscrizioni è stato di 1,15 miliardi, in aumento del 19% rispetto all’anno passato.

“Oggi forniamo soluzioni a oltre il 90% delle Fortune 500, così come a decine di migliaia di aziende più piccole”, ha sottolineato Arun Oberoi, executive vice president global sales and services, aggiungendo: “Siamo una compagnia che può contare su 5.500 dipendenti e alimentata da una grande solidità finanziaria”. La disponibilità di cash ammonta a circa 1, 3 miliardi di dollari, che potranno essere utilizzati, precisa il dirigente, “per finanziare le nostre attività o per effettuare acquisizioni che possano arricchire la nostra proposizione tecnologica.

“La nostra struttura”, conclude Oberoi, “collabora quotidianamente con un vasto ecosistema di terze parti, sviluppatori software, produttori hardware e system integrator, per fornire sempre maggiori garanzie al successo delle iniziative di business dei nostri clienti. Entro breve tempo passeremo da circa il 60-65% di fatturato realizzato attraverso terze parti al 100%”.

La struttura italiana è invece composta da una cinquantina di dipendenti, la maggior parte dei quali (circa 30) con una formazione prevalentemente tecnica. Quanto alle logiche di canale, in Italia Red Hat già realizza tramite terze parti una quota di fatturato vicina all’80%.