I social network potrebbero costare nuovamente caro a Elon Musk. Il Ceo di Tesla è stato accusato dalla Securities and Exchange Commission (la Consob statunitense) di aver violato l’accordo siglato l’anno scorso con la stessa Sec in merito a comunicazioni pubbliche riguardanti la casa automobilistica. L’organo di controllo ha chiesto a un tribunale federale di incriminare l’imprenditore per oltraggio alla corte. Pochi mesi fa il numero uno di Tesla è giunto a un compromesso con la Sec, dopo essere stato accusato di truffa per aver diffuso su Twitter, la scorsa estate, delle riflessioni su una possibile privatizzazione dell’azienda. I tweet avevano generato una corsa agli acquisti sul titolo, che in pochi minuti era schizzato del 13 per cento. Musk aveva fatto poi retromarcia, confermando l’intenzione di non modificare lo status della società.

In seguito alla denuncia, all’eclettico tycoon era stato imposto di concordare preventivamente con la Sec qualsiasi comunicazione sui social network riguardanti novità di Tesla, per evitare che uscite improvvide sui media potesse risultare in una manipolazione del valore azionario della casa automobilistica. Ma, a quanto pare, Musk ci è ricascato e pochi giorni fa ha pubblicato una foto del porto di San Francisco, dove si vedono 4mila Tesla pronte per essere spedite in Europa.

Non contento, il Ceo ha aggiunto un altro commento: “Abbiamo prodotto zero automobili nel 2011, ma ne faremo circa 500mila nel 2019”. Un messaggio che cozza però con le previsioni fornite dalla stessa società il 30 gennaio, che fissavano l’asticella a 400mila vetture. Un’imprecisione che ha contribuito ad affossare del 5 per cento il titolo dell’azienda. E che ha fatto scattare sull’attenti i mastini della Sec.

L’amministratore delegato, secondo l’authority, “non ha chiesto né ricevuto una pre-approvazione prima di diffondere il tweet, che è risultato essere inaccurato ed è stato letto da oltre 24 milioni di persone”. Per cercare di salvare il salvabile, Tesla si è difesa sostenendo che il messaggio era stato pubblicato a mercati chiusi e “costringendo” Musk a postare una rettifica. La palla passa ora a un tribunale federale, che dovrà valutare quanto sia stata grave la violazione dell’accordo.

Musk potrebbe rischiare di non occupare più posizioni manageriali in società quotate, ma una sanzione di questo livello sembra essere esagerata. Più probabile, invece, che i giudici decidano di intensificare ulteriormente i controlli sulle attività social dell’imprenditore. L’anno scorso il Ceo ha dovuto rinunciare alla carica di chairman della compagnia e ha pagato una multa di 20 milioni di dollari.