I taxi-robot di Tesla batteranno sul tempo quelli di Uber e di Waymo, almeno nelle intenzioni e nelle dichiarazioni di Elon Musk. L’amministratore delegato della casa automobilistica (oltre che di Space X) non è certo nuovo alle dichiarazioni mirabolanti, dunque è lecito fare la tara a quanto dichiarato ieri dal palco della prima conferenza di Tesla dedicata al tema della tecnologia self-driving, l’Autonomy Day, tenutosi a Palo Alto. Tara o non tara, davanti a una ristretta platea di giornalsti ma anche in streaming sul Web, Musk ha detto di essere “molto sicuro di poter prevedere che dall’anno prossimo avremo dei robotaxi autonomi di Tesla”, e iperbolicamente ha parlato di “oltre un milione di robotaxi” in circolazione già intorno alla metà del 2010.

 

Non potranno entrare in servizio in tutti gli Stati Uniti, dato che solo alcune giurisdizioni hanno concesso il permesso, ma almeno in una o alcune città sarà possibile prenotare una “corsa”, come con un normale taxi. Il proprietario dell’auto tratterrà incasserà la maggior parte dei pagamenti, mentre Tesla tratterrà una commissione pari al 25% o 30%.

 

Ad aver investito per prima su un progetto di questo genere è stata Waymo, quando ancora la società non era stata scorporata da Google ma rappresentava una sua divisione interna (Google Car). Altre aziende avevano poi raccolto la sfida, stringendo alleanze tecnologiche e commerciali con produttori di automotive: Waymo insieme ad Fca, Uber con Volvo, Apple non si sa con chi (ma con il Doug Field, ex ingegnere di Tesla ora a capo del progetto di automobile driverless di Cupertino). La società di ride hailing più nota al mondo si è spinta ancora oltre, immaginando il servizio di robotaxi volanti Uber Air, le cui prime sperimentazioni spiccheranno il volo, letteralmente, in Australia.

 

Dunque Tesla non ha la strada spianata, ma piuttosto dovrà condividere la corsia con alcuni concorrenti di alto livello. Elon Musk, però, ha dalla sua alcuni vantaggi. La vettura elettrica Model S ha sviluppato in anticipo sui competitor un sistema di guida assistita evoluto (con autonomia di livello 2), benché non privo di macchie: nel 2016 un incidente mortale a un incrocio, vittima il conducente, accaduto con autopilot attivato. Due anni dopo, in Arizona un altro incidente mortale causato  durante un test su strada da un prototipo di vettura driverless per il mancato riconoscimento di un pedone (errore poi attribuito alla configurazione del software di elaborazione delle immagini). I tempi di evoluzione della tecnologia sono però molto rapidi, dunque da allora, dopo i mesi di sospensione delle sperimentazioni, Tesla ha evidentemente messo a punto un sistema più sicuro e affidabile.

 

Elon Musk nella sede di Tesla durante la conferenza "Autonomy Day"

 

Cuore dei futuri robotaxi sarà un processore “fatto in casa”, processore che - neanche a dirlo - a detta di Elon Musk sarebbe il migliore al mondo. Il software dei veicoli a guida autonoma, sempre a detta del Ceo, sarà “completo di funzionalità” e completamente affidabile, tale da non destare alcun dubbio sulla sicurezza. Un elemento differenziante per i taxi di Tesla sarà la rinuncia al sistema lidar (Laser Imaging Detection and Ranging), tecnologia che per Musk è inutilmente costosa e destinata a dimostrarsi fallimentare: a suo posto, i veicoli saranno equipaggiati con un radar frontale, diversi altri sensori e fotocamere.