I progetti di Elon Musk viaggiano tra cielo e terra, anzi sottoterra. Il primo lotto di satelliti destinati a Internet di SpaceX, l’azienda aerospaziale del patrono di Tesla, è stato spedito in orbita ieri da Cape Canaveral, Florida, attraverso il lanciatore a razzo Falcon 9. Un carico da circa 18,5 tonnellate, spartito su una sessantina di satelliti da oltre due quintali ciascuno, il cui compito sarà quello di creare copertura Internet laddove attualmente non disponibile o di scarsa qualità.

 

Nelle intenzioni di Musk, dovrà essere creata progressivamente una “costellazione” di circa 12.000 corpi celesti, che stazioneranno a circa 550 chilometri di altitudine. Sono necessari circa 400 satelliti per garantire una copertura “scarsa” e circa 800 per una “media”, mentre una rete capillare e perfettamente funzionante ne richiederà, appunto, 12.000. Quella che è stata definita dai suoi ideatori come una missione contro il digital divide, però, a detta dei critici sarà l’ulteriore contributo al problema dei detriti orbitali, o “rottame spaziale” che dir si voglia.

 

 

 

Intanto diversi altri colossi tecnologici sono impegnati nella nobile missione di ridurre il digital divide, nobiltà che però ha l’ovvia controparte di interesse economico dovuta all’allargamento del bacino di utenza dei rispettivi servizi. Alphabet (il gruppo di cui fa parte Google), Facebook e Amazon ambiscono a far crescere gli introiti pubblicitari e altre attività monetizzabili attraverso i dati degli utenti, siano esse l’e-commerce o i servizi di cloud computing o la rivendita di dati di marketing. A Mountain View si è scelto di puntare sulle mongolfiere di Loon, a Menlo Park e a Seattle invece si scommette sui satelliti così come sta facendo Space X. “Finora nessuno è mai riuscito a creare una costellazione di oggetti per le comunicazioni in orbita bassa che fosse commercialmente sostenibile fin dal primo momento”, ha dichiarato Musk. “Credo che avremo successo, ma questo è tutt’altro che certo”.

 

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L’eclettico amministratore delegato della società aerospaziale e di Tesla Motors non porta i suoi pensieri solo tra le nuvole, ma anche sottoterra. Su Twitter, oltre a pubblicare le immagini dei satelliti di Space X, l’imprenditore sudafricano ha annunciato il prossimo obiettivo di The Boring Company, la società impegnata a progettare diversi tunnel sotterranei  a Chicago, Los Angeles, Las Vegas e in un tratto della East Coast che collega Washington D.C. a Baltimore. All’interno delle gallerie viaggerà il Loop, un veicolo su rotaia sotterraneo a guida autonoma, che potrà sfiorare i 250 chilometri orari trasportando 16 passeggeri in ciascuna cabina.

 

 

Il “test tunnel” da 3,2 chilometri di Hawthorne, California, è già attualmente in uso per attività di ricerca e sviluppo, mentre gli altri progetti devono ancora superare gli scogli della valutazione di impatto ambientale e dei permessi delle amministrazioni locali.  Tranne quello della capitale del Nevada, per il cui è già scattato il primo semaforo verde sull’impatto ambientale a seguito della valutazione della Las Vegas Convention and Visitors Authority. Il tunnel servirà ad accorciare i tempi di spostamento dall’una all’altra ala del centro convegni cittadino, quella già esistente lungo la Strip e quella che sorgerà a circa un chilometro di distanza. Per i visitatori significherà potersi spostare in un appena un minuto da una location all’altra del Las Vegas Convention Center, anziché dedicarvi un quarto d’ora di camminata. Il cinguettio di Musk, con l’usuale ottimismo ostentato, ha comunicato che il tunnel sarà operativo già entro la fine dell’anno, o almeno così ci si aspetta.

 

Costruire un futuristico e costoso tunnel per evitare quindici minuti di passeggiare pare, forse, eccessivo agli occhi degli europei, ma bisogna considerare il Loop di Las Vegas come una prima “prova su strada” di un sistema di trasporto esportabile in altri contesti. Inoltre il chilometro di copertura di questa prima opera di The Boring Company non è un chilometro qualsiasi: potendo accogliere fino a 200.000 visitatori, il centro convegni in questione è uno dei più grandi al mondo ed è ogni anno la sede del Consumer Electronic Show (Ces).