Il 2014 sarà l’anno dell’end user computing? E’ la domanda secca che NextValue ha posto a un panel di circa cento Cio italiani, il 79 per cento dei quali in aziende private con più di 500 dipendenti. Il 55 per cento ha risposto di sì, ma prima di entrare nei dettagli della ricerca è necessario spiegare cosa si intenda con la definizione di “end user computing”: si tratta di tutte le tecnologie che coinvolgono l’utente finale nell’utilizzo di tecnologie aziendali, che negli anni più recenti sono evolute decisamente in direzione della mobilità. I partecipanti alla tavola rotonda in cui la ricerca NextValue è stata presentata hanno cercato di delineare meglio il perimetro di applicazione di questa definizione.



Credo che oggi l’end user computing si possa definire come una nuova rivoluzione,” dice  Valter Cravero, Euc Business Specialist di VMware Italia. “Una volta si parlava solo di Pc, mentre oggi abbiamo smartphone e tablet. Questo è il tema della trasformazione dell’end user computing: è un cambiamento in modo positivo del nostro modo di lavorare”. Le parole chiave, secondo Luciano Raimondi, Dct Lead Architect di Unisys Italia, sono tre: “Mobilità, condivisione e sicurezza sono aspetti che vanno tenuti in considerazione, oltre all’analisi delle necessità dell’utente,” afferma. “L’end user computing non è un fattore solo tecnologico, ma implica la necessità di comprendere i flussi di lavoro per mettergli a disposizione strumenti che gli facilitino il lavoro.

Emc e VMware parlano spesso di terza piattaforma,” spiega Vincenzo Mele, System Engineer di Emc Italia. “La prima è costituita dai mainframe, la seconda dai Pc, la terza dai dispositivi mobili. Questo implica una trasformazione dell’It, non solo per offrire nuove funzionalità, ma anche per cambiare il modo in cui pensiamo a come sviluppare le applicazioni. L’It deve reinventarsi”. Il concetto base, secondo Donato Antonangeli, Regional Director di Ctera Networks, è semplice: “Al centro di tutto c’è l’utente, che se può compiere le sue azioni abituali in modo semplificato aumenta la sua produttività.”

Venendo ai dettagli della ricerca, le ragioni per cui le aziende interpellate portano avanti progetti nell’ambito dell’end user computing sono nel 78 per cento dei casi legate alla necessità di offrire accesso ad applicazioni e dati aziendali tramite tablet e smartphone, mentre nel 51 per cento dei casi c’è l’esigenza di supportare il telelavoro o dare accesso ai servizi It aziendali dall’esterno. Tutto questo nonostante il tanto acclamato Byod (Bring Your Own Device) in Italia non sia ancora considerato una priorità: il 17 per cento delle aziende interpellate non intende nemmeno prenderlo in considerazione nel corso di quest’anno, il 14 per cento non ha ancora preso una decisione in merito e il 38 per cento è ancora in fase di valutazione, mentre solo un 6 per cento ha una sperimentazione in corso.



Quando si allarga il campo all’end user computing nel suo complesso, il numero delle aziende che è già in fase di test sale al 66 per cento, con un 9 per cento che sta già pensando a come far evolvere questi programmi. Un quarto delle imprese, invece, sta per il momento alla finestra. Parlando di investimenti, c’è un 10 per cento di aziende che destina oltre il 15 per cento del proprio budget It esterno a questi progetti, il che si traduce in un valore assoluto che supera il mezzo miliardo di euro. Il lato negativo di questa faccia è che il 12 per cento delle aziende dichiara di non prevedere alcun investimento e il 43 per cento sostiene che limiterà l’impegno a meno di centomila euro.

Le tecnologie scelte o già utilizzate nell’end user computing sono per il 65% soluzioni per lo sviluppo di applicazioni mobili, per il 64% soluzioni per la sincronizzazione e la condivisione di documenti a livello aziendale, per il 57% sistemi per il Mobile Device Management (Mdm), per il 49% le Virtual Desktop Infrastructure (Vdi), per il 43% le soluzioni per la virtualizzazione delle applicazioni e per il 30% i sistemi basati su server e terminali. In questo contesto, il ruolo del Cio dovrebbe essere, secondo gli interpellati, di sponsor del progetto (37% delle risposte), di titolare del progetto insieme a una figura più legata al lato aziendale operativo (36%) o di project leader (18%). La decisione di portare avanti un progetto di end user computing spetta per nel 76 per cento dei casi al Cio, nel 25% al Ceo, nel 18 per cento alla direzione vendite e marketing.

L’end user computing richiede un approccio olistico, a tutto tondo,” conclude Alfredo Gatti, Managing Director di NextValue e Managing Director di CioNet Italia. “In generale deve trattarsi di  programmi condotti ad alto a livello. Oggi siamo agli inizi di un nuovo ciclo, che vede già diversi casi ben avviati ma che richiede nuovi sviluppi. Quale sarà il trend lo scopriremo nel giro di pochi mesi.