Facebook archivia un buon primo trimestre, ma le conseguenze legali degli scandali sulla privacy potrebbero pesare sui conti nei prossimi mesi. Il social network ha chiuso il Q1 del 2019 con ricavi in crescita del 26 per cento anno su anno a 15,1 miliardi di dollari. Ma la decisione dell’azienda di accantonare 3 miliardi per spese legali ha contribuito a far schizzare le spese dell’80 per cento e dimezzare l’utile netto. Dai quasi 5 miliardi del primo trimestre 2018 Facebook è infatti passata a 2,4 miliardi, pari a un utile per azione (Eps) dopo la diluizione di 85 centesimi. Senza l’accantonamento, l’Eps sarebbe stato di 1,89 dollari, superiore alle attese della vigilia. Come specificato dallo stesso colosso di Menlo Park, l’indagine avviata dalla Federal Trade Commission (Ftc) sulle attività della compagnia e sul trattamento dei dati degli utenti potrebbe tradursi in una perdita non prevista compresa fra i tre e i cinque miliardi.

Non trattandosi di costi deducibili, la voce non ha avuto effetti sull’ammontare delle tasse sul reddito, ma ha ovviamente pesato sugli altri capitoli della trimestrale. Senza questa spesa, infatti, il margine operativo sarebbe stato maggiore di 20 punti e l’aliquota effettiva sarebbe scesa del 14 per cento. Come risultato finale, l’Eps dopo la diluizione sarebbe stato superiore di 1,04 dollari, raggiungendo così la cifra di 1,89 dollari prevista inizialmente.

A livello di utenti attivi su base mensile, il social network ha registrato un incremento dell’otto per cento anno su anno, a quota 2,38 miliardi di unità. Prestazione identica per il numero di utenti attivi su base giornaliera. I ricavi da mobile hanno rappresentato il 93 per cento del totale, mentre nel primo trimestre del 2018 il dato si era fermato al 91 per cento. In 12 mesi Facebook ha ampliato la propria forza lavoro del 36 per cento, portando così il totale dei dipendenti a 37.773 persone (al 31 marzo).