L’Ipo che tutta la comunità finanziaria aspetta con trepidazione – a cominciare da Morgan Stanley e Goldman Sachs, le due banche d’affari che si contendono il ruolo di “lead underwriter” per accaparrarsi una commissione superiore al 2,2% - è anche lo specchio di un fenomeno, quello dei social network che sbancano a Wall Street, che molto ricorda la nascita della net economy negli anni 2000.

I numeri che accompagnano l’ingresso sui listini di Facebook rendono bene l’idea di cosa stiamo parlando: si stima infatti che la società possa raccogliere fino a 10 miliardi di dollari nell’offerta pubblica iniziale e di veder schizzare di conseguenza il proprio valore di capitalizzazione di mercato tra i 75 e i 100 miliardi di dollari.

Cifre che eclisserebbero i precedenti record relativi ad aziende tecnologiche: l’Ipo di Google, nel 2004, aveva rastrellato 1,9 miliardi di dollari valutando l’azienda di Mountain View 23 miliardi) mentre sui listini due colossi come Amazon e Hewlett-Packard valgono oggi rispettivamente 81 e 52 miliardi di dollari (con Apple che ne vale invece 390 di miliardi).

Ma al di là dei numeri sono le aspettative da vera e propria febbre da quotazione a riportare in auge l’atmosfera – sebbene le condizioni generali del mercato siano molto diverse - che si respirava (anche da questa parte dell’Oceano) prima dello scoppio della bolla Internet.

Secondo gli analisti di Bloomberg il 2012 potrebbe registrare il debutto sui listini di altre 14 rampanti tech company. Certo molto dipenderà da come evolverà la situazione economica in Europa e in particolare la crisi dell’Euro (nel Vecchio Continente la raccolta di fondi da agosto in avanti è diminuita del 95% rispetto all'anno precedente) ma sembra esserci cauto ottimismo per le prestazioni in Borsa dei nuovi titoli tecnologici, nonostante i non eccellenti risultati conseguiti dalle new entry del 2011.  


E tutto ruota intorno a Facebook. La società di Zuckerberg è infatti accreditata di raccogliere 10 degli 11 miliardi di dollari (cifra che rappresenta il picco  più alto post scoppio della bolla) relativi alle Ipo in agenda per i prossimi dodici mesi. Nomi sconosciuti a più come Yelp, sito di recensioni di ristoranti e locali in genere che grazie agli smartphone vanta ora diversi milioni di utenti, potrebbero catturare comunque l’attenzione di fondi, banche d’affari e investitori anche se accreditate di un potenziale valore cento volte inferiore a quello di Facebook.


Al traguardo dei 100 milioni di dollari mirano quindi aziende specializzate nel marketing digitale come ExactTarget e Glam, società quest’ultima che ha perfezionato di recente l’acquisizione del social network Ning. Altro nome in rampa di lancio per Wall Street è Gogo, start up che ha puntato con successo sui servizi di telefonia e connettività Internet per i voli privati e fatto poi breccia nel mercato dei collegamenti Wi-Fi per le compagnie aeree commerciali.

Quindi Brightcove, che punta a un Ipo da 50 milioni di dollari, e MobiTv, le cui aspettative sono di 75 milioni: entrambe hanno scommesso sui video live e on demand, online o dal cellulare, attraverso specifici accordi con gli operatori telefonici. Spara grosso infine Workday, società attiva nella gestione dei processi lavorativi attraverso soluzioni di cloud computing: in cantiere c’è un Ipo da 500 milioni di dollari.

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