Facebook chiede aiuto all’intelligenza artificiale per contrastare le bufale online. Il social network, secondo quanto riporta Techcrunch, avrebbe acquisito la startup Bloomsbury Ai, specializzata nello sviluppo di algoritmi di comprensione del linguaggio naturale. L’accordo varrebbe circa trenta milioni di dollari, ma al momento nessuno degli attori coinvolti nella vicenda ha confermato le voci di corridoio. L’unico prodotto offerto ad oggi da Bloomsbury Ai si chiama Cape ed è in grado di leggere un testo, di comprenderlo e di rispondere a domande legate al contenuto. Secondo gli sviluppatori, il motore di intelligenza artificiale è capace anche di capire quesiti complessi e che richiedano grandi capacità di ragionamento e sintesi.

Cape è disponibile sotto forma di Api, dando così ai developer la possibilità di convertire “testo in conoscenza, applicando modelli di reti neurali basate su potenti strumenti di deep learning”, si legge sul sito della startup londinese. “È sufficiente incollare il contenuto di documento, o effettuare l’upload, e porre domande complesse come si farebbe con un essere umano”.

Bloomsbury Ai è stata incubata dall’acceleratore Entrepreneur First ed è sostenuta da fondi come Fly.Vc, Seedcamp e Iq Capital. Considerate le ridotte dimensioni dell’azienda, è probabile che più che un’acquisizione vera e propria si tratti di una classica operazione di acqui-hiring, allo scopo di assorbire i talenti della startup.

In particolare, ricostruisce Techcrunch, la figura cardine sarebbe il capo della ricerca Sebastian Riedel, uno dei massimi esperti britannici di elaborazione del linguaggio naturale, professore dell’University College London e cofondatore di Factmata, realtà del Regno Unito che si occupa di contrastare le fake news. È possibile quindi che Facebook voglia ricorrere alla tecnologia sviluppata da Riedel e dal suo team per intensificare la lotta alle bufale, considerata prioritaria per il colosso di Menlo Park.