Nemmeno un maxi scandalo come quello di Cambridge Anaylitica sembra poter allontanare il mondo da Facebook, né gli utenti né gli inserzionisti pubblicitari: Il social network è ancora in crescita di frequentazione e di ricavi. O almeno lo è se si considera il trimestre di gennaio, febbraio e marzo. Rispetto al precedente quarter, gli utenti attivi su base giornaliera sono aumentati del 3,4% per raggiungere una quota media di 1.449 miliardi di persone (48 milioni in più), mentre rispetto al primo trimestre del 2017 l'incremento è del 13%.

Il quarter inaugurale del 2018 ha fruttato quasi 11,8 miliardi di dollari (11,79 miliardi) di ricavi pubblicitari, con un'ottima crescita del 50% anno su anno, e ancor meglio si è fatto con l'utile netto, salito del 63% fino ad approssimarsi ai 5 miliardi di dollari (4,988 miliardi). Si accede a Facebook sempre di più da smartphone, come dimostra il fatto che il mobile advertising rappresenti ormai il 91% degli introiti pubblicitari complessivi e che il suo valore trimestrale sia cresciuto dell'85% rispetto al primo spicchio del 2017.

Vero è che il mea culpa pubblico di Mark Zuckerberg e le interrogazioni parlamentari a cui si è sottoposto avranno probabilmente degli strascichi, non tanto sulla capacità di macinare soldi di Facebook quanto sull'attenzione che la società dovrà rivolgere al tema della tutela dei dati personali. Lo si è già visto con il varo di nuovi strumenti per la gestione della privacy e anche nei toni delle dichiarazioni del Ceo, oggi non più trionfalistici. “A dispetto del fatto che affrontiamo sfide importanti, per la nostra comunità e il nostro business è stato un inizio dell'anno buono”, ha detto Zuckerberg. “Stiamo adottando una visione più ampia sulla nostra responsabilità e stiamo investendo per assicurarci che i nostri servizi siano usati a fin di bene”. La dichiarazione si applica anche al crescente lavoro di fact-checking portato avanti per smascherare la disinformazione politica e all'utilizzo di intelligenza artificiale e opera umana per combattere terrorismo online e disinformazione.

 

 

 

Durante la earnings call di ieri, il chief information officer Dave Wehner ha risposto a diverse domande riguardanti il Gdpr, il nuovo regolamento europeo sul trattamento dei dati personali, che dal 25 maggio diventa effettivo anche dal punto di vista delle sanzioni verso gli inadempienti. “Possiamo prevedere un paio di conseguenze”, ha detto il Cfo. “Innanzitutto, come prevedibile, cresciamo che gli utenti attivi giornalieri e mensili in Europa saranno stabili o leggermente in calo nel secondo trimestre, come effetto dell'applicazione del Gdpr. In secondo luogo, non prevediamo che questi cambiamenti avranno un impatto significativo sui ricavi pubblicitari, ma c'è la possibilità di un qualche impatto e monitoreremo questo aspetto attentamente”. Per gli introiti da advertising si escludono effetti troppo pesanti, dunque, ma non un “qualche effetto potenziale”.