Facebook prosegue nella sua tardiva opera di pulizia. Il social network ha annunciato di aver rimosso circa 400 applicazioni “spione” dalla propria piattaforma, grazie a un’approfondita indagine interna su migliaia di app avviata dopo l’esplosione dello scandalo Cambridge Analytica. A maggio, l’azienda di Menlo Park aveva già confermato di aver sospeso 200 applicativi, fra cui la famigerata Mypersonality: un progetto nato in seno all’Università di Cambridge, i cui dati raccolti grazie a questionari compilati da circa quattro milioni di utenti sono rimasti esposti a terzi per anni. Inizialmente, Facebook aveva deciso di interrompere il passaggio di informazioni dai database di Mypersonality all’esterno, reso possibile dalle Api del social network, ma ieri l’azienda statunitense è passata alle maniere forti e ha bandito completamente l’applicazione dalla piattaforma.

“Non hanno rispettato la nostra richiesta di audit”, ha scritto la società, “ed è ormai chiaro che abbiano condiviso dati con ricercatori e altre compagnie senza curarsi troppo della sicurezza”. La multinazionale ha anche aggiunto di voler avvisare i quattro milioni di utenti colpiti, ma non i loro amici iscritti al social network, in quanto “non ci sono evidenze che Mypersonality abbia avuto accesso a questo genere di informazioni”.

Su Mypersonality sta indagando anche l'ente britannico di sorveglianza Information Commissioner’s Office, con l’obiettivo di provare l’eventuale raccolta abusiva di informazioni riservate, oltre alla loro diffusione. Una condivisione che, secondo quanto emerso già lo scorso maggio, è ormai palese. Ai dati raccolti tramite l’applicazione poteva accedere chiunque fosse accreditato come collaboratore del progetto di ricerca di Cambridge: oltre 280 persone di 150 organizzazioni, fra universitari e dipendenti di società come Facebook, Google, Microsoft e Yahoo.

Ma l’opera di pulizia del colosso di Menlo Park prosegue anche su un altro fronte. L’azienda ha infatti rimosso dall’App Store di Apple il software Onavo Protect, perché violava le linee guida degli applicativi per iOs: si tratta di una rete privata virtuale che, al posto di anonimizzare effettivamente la navigazione degli utenti, osservava e raccoglieva in modo segreto i dati del traffico delle persone su iPhone e iPad.

Facebook si è difesa sostenendo che nella descrizione di Onavo è specificato come gli sviluppatori utilizzano le informazioni prelevate, vale a dire non per profilare gli utenti, ma per capire quali applicazioni sono popolari fra i consumatori e migliorare di conseguenza i prodotti. Purtroppo, la cessione di dati anonimizzati a terzi è spesso uno scotto da pagare quando si utilizzano Vpn gratuite, che riescono così a ripagarsi i costi di sviluppo cedendo le informazioni ad altre entità.