Le “pulizie pasquali” di Facebook riguarderanno sempre di più la disinformazione politica e anche le bufale racchiuse in fotografie e video, non più quindi solo le fake news e la propaganda diffusa sul social network in forma di parole. Travolta dallo scandalo di Cambridge Analytica, la società di Mark Zuckerberg in questo momento sta pensando a riabilitare la propria immagine sul tema della privacy, ma ha anche tempo di dedicarsi al fact-checking. Le polemiche sul superamento dei limiti leciti nella raccolta dei dati hanno travolto anche il chief security officer, Alex Stamos, di cui si è detto che lascerà l'azienda nei prossimi mesi, ma il quale ha provveduto a smentire dicendosi ancora “totalmente impegnato” nel proprio ruolo anche se più orientato a “esplorare i rischi di sicurezza emergenti e a lavorare sulla sicurezza delle elezioni”.

 

In conferenza telefonica con i giornalisti, Stamos e il collega Samidh Chakrabarti, head of civic engagement di Facebook, hanno spiegato che l'azienda sta sviluppando un metodo per individuare le pagine straniere contenenti disinformazione politica, anche quelle non in lingua inglese. È prevista la collaborazione fra persone in carne e ossa e intelligenza artificiale: gli algoritmi di machine learning possono, in modo sempre più efficace, scovare “comportamenti sospetti” e bloccare milioni di falsi account ogni giorno, mentre i team di sicurezza verificano se le pagine siano truffaldine e se violino i termini d'uso di Facebook. Se così è, le pagine vengono rimosse.

 

Quello sviluppato, ha detto Chakrabarti, è un “approccio proattivo”, che ha permesso all'azienda di velocizzare la scoperta e la censura dei contenuti bufala, della propaganda disonestra, delle pagine di incitamento all'odio e alla divisione sociale. Così Facebook ha imparato a prevenire molti casi di diffusione virale di fake news politiche. Questo metodo è già stato sperimentato nel dicembre del 2017 per le elezioni in Alabama e poi ha evitato il diffondersi di una campagna di spam partita dalla Macedonia, mentre una versione italiana è stata messa a punto più recentemente e potrà servire a evitare il diffondersi di bufale in occasione di futuri appuntamenti con le urne.

 

 

Oltralpe, invece, Facebook ha chiesto la collaborazione della Agence France-Presse per iniziare a condurre attività di fact-checking non soltanto sugli articoli giornalistici o pseudo giornalistici, ma anche su fotografie e video. Così ha fatto sapere ai giornalisti la product manager Tessa Lyons, spiegando che la manipolazione di immagini e filmati è un problema in ascesa sul social network, ma evitando tuttavia di specificare in che modo e con quali strumenti sia condotta tale attività. Non è chiaro, per esempio, quale sia il grado di alterazione dell'immagine concesso e quale determini un giudizio nagativo. Essendo coinvolta nel progetto l'agenzia di stampa francese, si suppone che i criteri di valutazione saranno di tipo giornalistico e semantico, più che di tipo tecnico.