Dopo l’intervento di Microsoft, anche Facebook prova a ostacolare le ingerenze dei Paesi stranieri nelle elezioni di medio termine. Il social network blu ha infatti cancellato 652 account, gruppi e pagine considerati fasulli, al centro di una nuova campagna che sarebbe stata lanciata dai media di stato iraniani, allo scopo di influenzare l’opinione pubblica statunitense in vista del rinnovo del Congresso del 6 novembre. L’Iran è, insieme a Russia, Cina e Corea del Nord fra i Paesi osservati speciali per questa tornata elettorale. E anche Mosca è stata accusata da Facebook come promotrice di una seconda campagna di disinformazione, con account e gruppi riconducibili ai servizi segreti militari. “Si è trattato di operazioni distinte e non siamo riusciti a identificare nessun nesso o tentativi di coordinamento fra loro”, ha fatto sapere Facebook. “Nonostante questo, però, hanno fatto ricorso a tattiche simili, creando reti di account per ingannare gli utenti sulla proprie identità e attività”.

La sospensione dei profili incriminati è sicuramente una vittoria per il social network, ma la stessa azienda è consapevole che si tratti soltanto di una goccia nell’oceano. “È una sfida continua, perché i responsabili sono determinati e finanziati molto bene”, ha spiegato la società californiana. “Dobbiamo continuare a migliorare se non vogliamo perdere terreno. Questo significa sviluppare tecnologia sempre più efficace, assumere più persone e collaborare fianco a fianco con le forze dell’ordine, gli esperti di sicurezza e altre aziende”.

E quest’ultimo aspetto è stato determinante per il buon esito dell’operazione. È stata infatti la società di cybersecurity Fireeye a dare la soffiata a Facebook, lo scorso luglio, accendendo i riflettori sulla rete di pagine e account multipiattaforma chiamate “Liberty Front Press”. Le attività di questi profili, di origine iraniana, sono partite nel 2013 e originariamente erano pensate soprattutto per i Paesi del Medio Oriente e dell’America Latina. Dal 2017 hanno poi aumentato gli sforzi verso Regno Unito e Usa.

I dati specifici dei vari filoni delle campagne (tre riguardano l’Iran e una la Russia) sono disponibili a questa pagina, ma in sintesi l’attivismo supportato dai due Paesi ha fatto guadagnare al network di account, gruppi e pagine circa un milione di follower. A cui si sono aggiunte anche decine di eventi organizzati e diverse migliaia di dollari spesi in inserzioni pubblicitarie su Facebook e Instagram.