Facebook va “giù”, insieme a WhatsApp e a Instagram, mentre i soldi spesi per difendere la sicurezza di Mark Zuckerberg salgono. E mentre, sempre a proposito di soldi, dalla Russia arriva l’ennesima multa, pochi mesi dopo quella da 10 milioni di euro (per impiego ingannevole dei dati e mancanza di chiarezza nelle condizioni d’uso) scagliata dall’antistrust italiano lo scorso dicembre, e a quasi due anni da quella ben più corposa, 150 milioni di euro, decisa dal garante della privacy francese.

 

La prima notizia è quella più chiacchierata sul Web, dove tutti i #facebookdown, per dirla con un’hashtag, ottengono solitamente molta risonanza. Era accaduto a metà marzo, quando per ben 14 ore - il blackout più lungo mai verificatosi per il social network - tutte e tre la piattaforme appartenenti alla società di Menlo Park erano risultate inaccessibili un po’ in ogni geografia. Ed è successo di nuovo ieri, questa  volta solo per circa tre ore, fra le 12 e le 15.

 

Su Twitter le etichette #facebookdown, #instagramdown e #whatsappdown sono diventati trendig topic, mentre  migliaia di persone si lamentavano o ironizzavano sul disservizio. Il sito Downdetector.com ha conteggiato le segnalazioni di problemi: circa 12mila relative a  Facebook, settemila per Instagram e tremila per Whatsapp. Un portavoce dell’azienda di Mark Zuckerberg si è poi limitato a dire a Reuters che “il problema è stato risolto, ci scusiamo per l’inconveniente”.


A proposito di Zuckerberg, la seconda notizia riguarda proprio lui, o meglio i soldi spesi a causa sua: per la sua sicurezza personale, la società nel 2018 ha destinato un budget di circa 20 milioni di dollari, più che doppio rispetto ai 9 milioni di dollari del 2017. Lo si evince da alcuni documenti regolatori, visionati da Reuters, nei quali si legge anche che lo stipendio di base dell’amministratore delegato è di un miliardo di dollari. Alla somma si aggiungono 22,6 milioni di dollari di “compensazioni” varie, la maggior parte dei quali (circa 20 milioni) destinati appunto alla sicurezza personale di Zuckerberg e della sua famiglia. Le sole spese di viaggio a bordo di jet privati sono costate all’azienda ben 2,6 milioni di dollari in un anno.

 

 

 

 

Non sono, invece, soldi messi a budget bensì spese impreviste i 3.000 rubli della sanzione decisa da un tribunale di Mosca, che ha accolto la denuncia del Roskomnadzor, il servizio federale incaricato di supervisionare il funzionamento delle comunicazioni, la privacy e la censura. Spese davvero irrisorie: 3.000 rubli corrispondono a circa 41 euro. La multa, minima nell’importo, non lo è nel significato, rappresentando la premessa di una possibile cacciata di Facebook dal Paese. L’azienda californiana, ha spiegato l’agenzia stampa Interfax, è stato riconosciuta colpevole della violazione di una legge entrata in vigore in Russia nel 2015, secondo la quale le società estere che raccolgono, conservano e analizzano dati relativi a cittadini russi devono farlo all’interno dei confini nazionali. Dunque, senza trasferimenti su server di data center collocati all’estero.

 

Non sempre, tuttavia, le società straniere vengono messe al muro e obbligate a rispettare il vincolo geografico di questa legge. Esiste comunque una lista di siti Web censurati in Russia, ed esiste un precedente illustre, quello di LinkedIn, a cui i residenti del Paese non possono più accedere già dal novembre del 2016. La settimana scorsa, poi, un’analoga sanzione da 3.000 rubli era stata decisa per Twitter, per le medesime motivazioni. Secondo quanto riportato da Interfax, nessun dirigente o portavoce di Facebook si è presentato nel tribunale di Mosca per difendere la posizione dell’azienda.