Il balletto delle Web company prossime a sbarcare a Wall Street regala quotidianamente o quasi degli aggiornamenti. E di grande interesse, per lo meno per la comunità finanziaria americana. Facebook è ovviamente sempre al centro dell’attenzione e stando a quanto si legge sul sito di Bloomberg la creatura di Mark Zuckerberg vale oggi 82,9 miliardi di dollari. Una cifra, quella quotata al Venture Backed Index di SharesPost, lievitata del 40% da metà dicembre e nettamente superiore ai 40 miliardi di dollari di valutazione di inizio gennaio.
Secondo i listini del mercato secondario, Facebook si piazza quindi davanti a un colosso del Web mondiale come Amazon, il cui valore di Borsa è oggi nell’ordine dei 77,2 miliardi di dollari con fatturato che è 17 volte quello del social network. Imbarazzante anche il raffronto con la valutazione di cui è accreditata l’altra stella emergente del Web a stelle e strisce in rampa di lancio verso il Nasdaq, e cioè quella Zynga Game Network che al momento. Cifre esagerate, quelle per Facebook? Forse, e di questa idea è il 69% di un campione fra analisti, investitori e trader che hanno risposto a un sondaggio promesso da Bloomberg quando la società ha toccato quota 50 miliardi di dollari, meno di un paio di settimane fa.
Didascalia
Per il social networking più popolare del pianeta il traguardo di cui sopra significa una molteplicità di cose. Fra queste il fatto che fra le Internet company americane nessuno vale più della società californiana fatta eccezione per
Google, la cui capitalizzazione di Borsa tocca i 192 miliardi di dollari. Per Facebook, però, la scalata ai vertici dell’industria hi-tech sembra essere appena iniziata se è vero per esempio che, stando a quanto dicono gli analisti di EMarketer, i propri ricavi pubblicitari on line sono destinati a raddoppiare nel 2011 a quota quattro miliardi di dollari.
Finchè Facebook non inizierà a contabilizzare i propri risultati finanziari trimestre dopo trimestre (si partirà da aprile 2012) sarà però difficile avere il polso esatto dell’andamento dei conti della società, se non che arrivi
l’ordine dalla U.S. Securities and Exchange Commission di rendere di dominio pubblico i propri dati di bilancio, in considerazione del fatto che la compagnia potrebbe superare entro quest’anno il tetto dei 500 azionisti.