Intel ha ufficialmente un nuovo Ceo, il settimo della sua storia: è Robert Swan, “Bob” per gli amici, il dirigente che dall’estate scorsa ha ricoperto ad interim il ruolo di amministratore delegato. La scoperta di una relazione con una dipendente aveva fatto perdere la poltrona a Brian Krzanich, non senza una liquidazione da sogno, e l’allora chief financial officer Swan era stato scelto come sostituto temporaneo. Il suo lavoro deve aver soddisfatto il consiglio di amministrazione, e di fronte alla proposta di un incarico definitivo il dirigente “si è fiondato sull’opportunità”, come lui stesso scrive in una nota. Prende in mano un’azienda solida, che nel 2018 ha visto crescere il proprio fatturato del 13%, ma che nei mesi a venire dovrà affrontare la prevista, ulteriore discesa della domanda di chip.

Il programma di Swan per i prossimi mesi si focalizzerà su quattro “imperativi strategici”, così li ha definito. Il primo, piuttosto generico, è quello di continuare a essere “coraggiosi e senza paure” nella conquista del mercato dei processori, in cui esistono ancora margini di crescita. I data center continueranno a espandersi, grazie alla crescente necessità di elaborare spostare, archiviare e analizzare dati, e tra le righe Swan lascia intendere che si debba puntare sui prodotti per l’intero data center, quindi per i server oltre che per i Pc.

 

Robert "Bob" Swan, amministratore delegato di Intel

 

“In secondo luogo”, ha proseguito il nuovo Ceo, “la nostra strategia centrale non cambierà. Siamo incamminati su quella che, crediamo, sarà la trasformazione di maggior successo nella storia dell’azienda. Ci stiamo evolvendo dall’essere un’azienda Pc-centrica a una data-centrica, costruendo le fondamenta tecnologiche che permettono l’innovazione nel mondo”.  

Il terzo imperativo riguarda l’execution di Intel, che “deve migliorare, e lo farà”, ha assicurato Swan. Infine, si continuerà a puntare su una cultura aziendale di sincerità, trasparenza, attenzione al cliente. Nella speranza, verrebbe da pensare, di non imbattersi nuovamente in problemi analoghi alle vulnerabilità Meltdown e Spectre, dominatrici delle cronache tra 2017 e 2018.